Meloni: patto con Draghi per governare. Il retroscena

La leader di FdI è ipegnata in una attività di 'restyling', consapevole di dover cancellare i passati attriti con Bruxelles per governare l'Italia. E Draghi può essere il suo garante.

Non è solo una lotta di potere quella che divide Giorgia Meloni e Matteo Salvini (e in parte Silvio Berlusconi) in questa campagna elettorale: se il leader della Lega e quello di Forza Italia vedono come fumo negli occhi l’ipotesi di dover fare da ‘servitori’ alla Meloni, che con tutta probabilità sarà la più votata nel fronte del centrocestra, lei ha iniziato da qualche settimana una profonda opera di ‘smarcamento’ da quelli che sono i temi sovranisti ancora cari a Salvini. Il quale, anzi, una volta al governo ma in situazione di debolezza rispetto a FdI, spingerà ancora maggiormente in questo senso proprio per questioni identitarie.

I distinguo sullo scostamento di bilancio

I temi su cui Meloni e Salvini hanno parlato con toni opposti negli ultimi giorni iniziano ad essere parecchi, dall’ipotetico blocco navale alle ambizioni su presidenza del Consiglio e Ministero dell’Economia. L’ultimo, e forse più fragoroso, è quello dello scostamento di bilancio per intervenire sul caro energia: il leghista chiede una manovra da 30 miliardi, spalleggiato da Tajani di Forza Italia. La Meloni si è messa sulla linea del governo uscente e di Mario Draghi, che di scostamento di bilancio non vuole nemmeno sentire parlare e punta invece ad una sostanziale correzione della tassa sugli extra-profitti delle aziende energetiche.

Il rigassificatore di Piombino

Meloni si dice contraria a “nuovo debito” e ha anche cambiato decisamente linea sulla nave rigassificatrice di Piombino, essenziale allo stoccaggio del gas africano e contro la quale fa le barricate il sindaco di Fratelli d’Italia. “Gli impianti vanno fatti, se non ci sono alternative per me l’approvvigionamento è la priorità”.

Draghi garante?

Le mosse tattiche della Meloni vanno probabilmente viste nell’ambito di una strategia più ampia, che guarda a Mario Draghi come possibile ‘garante’ in Europa di un governo a guida FdI. E non solo con l’Europa, ma anche nei confronti del presidente della Repubblica. Visti i precedenti (ricordate Paolo Savona?), è inevitabile che i ministeri chiave andranno in qualche modo ‘concordati’ col Quirinale (Economia, Esteri, Interni, Giustizia), e le voci di un Draghi Ministro dell’Economia non sono state smentite nè dal diretto interessato nè dalla Meloni. Che dopo anni di pesanti attacchi alle istituzioni comunitarie, ha ovviamente necessità di un ‘passepartout’ che solo la figura dell’ormai ex presidente del Consiglio può assicurarle.

Mutua convenienza

E del resto, con Salvini e Berlusconi pronti a rosolarla, alla leader di FdI conviene maggiormente cercare sponde istituzionali che non affidarsi ai poco affidabili alleati. Che è poi lo stesso motivo per cui in Europa la Meloni ha scelto un gruppo (che peraltro presiede) dialogante col PPE e non le destre sovraniste con cui è legato Salvini. D’altro canto anche Draghi ha bisogno della Meloni per restare in campo, magari da ministro tecnico, meglio ancora se con la garanzia di poter finalmente salire al Quirinale qualora Mattarella dovesse lasciare dopo le elezioni, piuttosto che alla scadenza naturale del mandato, come suggerisce il sito Dagospia.