Berlusconi, scacco alla Meloni: “Pronti a sfilarci dal governo”

Il Cavaliere si pone sempre più come garante verso Europa e Usa: "Governo europeista o Forza Italia esce, se gli alleati vanno in altra direzione noi usciamo".

Ormai è abbastanza chiaro: se vorrà sfruttare il consenso elettorale attribuitole dai sondaggi, e governare il Paese, Giorgia Meloni dovrà sempre più ‘draghizzarsi’. Non solo sul piano dei temi in agenda – in cui la leader di Fratelli d’Italia è spesso più allineata col presidente del Consiglio uscente che non con gli alleati, Salvini in primis . ma anche per quanto concerne la formazione del governo. Un governo che andrà puntellato a dovere per diverse ragioni.

La reciproca intesa con Draghi

Come abbiamo già a vuto modo di spiegare, fra Giorgia Meloni e Mario Draghi c’è un rapporto più che cordiale dettato dalla reciproca convenienza: lei ha bisogno di un ‘garante’ a Bruxelles dopo una decennio passato ad attaccare, anche pesantemente, le istituzini comunitarie. E infatti non è sfuggita a Salvini l’allineamento col presidente del Consiglio uscente sullo scostamento di bilancio. Draghi, dall’altra parte, vuole restare in campo per un ruolo nel governo oppure, chissà, da prossimo presidente della Repubblica, e non può prescindere da quello che potrebbe essere il partito più votato il prossimo 25 settembre.

Le insidie degli alleati

Ma non è tutto qui: alla Meloni conviene formare un governo affidabile agli occhi dell’Europa ma anche e soprattutto ai suoi, ben consapevole che un successo di FdI contrapposto ad un magro risultato di Lega e Forza Italia potrebbe portarle solo problemi. Nè Berlusoconi né tanto meno Salvini sono entusiasti di fare da secondi alla Meloni, pronti a ‘rosolarla’ in Parlamento, e i distinguo sono partiti da tempo. E ora Berlusconi, che fin dal primo momento si è posto come garante dell’europeismo e della fedeltà Atlantica del prossimo esecutivo, avverte che in assenza di determinate condizioni Forza Italia si sfilerebbe immediatamente dalla maggioranza.

Berlusconi minaccia

“La nostra presenza nel governo è garanzia assoluta che il governo sarà liberale, cristiano e soprattutto europeista e atlantista” – ha detto Berlusconi ai microfoni del Tg3. Io garante della coalizione? “Assolutamente sì, se questi signori, i nostri alleati di cui ho certamente fiducia e rispetto, dovessero partire in direzioni diverse noi non staremmo nel governo”, rimarca il leader di Forza Italia.

Il caso Orban

La questione nasce dal voto del Parlamento europeo che condanna l’Ungheria di Orban, storico rifermineto della Meloni. 433 voti a favore e 123 contrari che bollano Budapest come una “minaccia sistemica” per i valori fondanti dell’Ue in virtù di quel “regime ibrido di autocrazia elettorale” costruito da Viktor Orban. Forza Italia ha votato con la maggioranza, Lega e FdI si sono inece sfilati, dando appunto l’occasione a Berlusconi di ergersi come garante europeista e atlantista.