Copia privata: la SIAE è incompatibile con le norme europee

Copia privata, SIAE ed il "tesoretto" di milioni di euro per richieste di rimborso mai pervenute finiscono in discussione alla Corte di Giustizia Europea (CGUE)

Copia privata e SIAE arrivano allo scontro in Corte di Giustizia Europea. Che la SIAE non godesse della simpatia degli artisti e dei consumatori italiani ne eravamo consapevoli da tempo, e le recenti discussioni pervenute dai fatti di cronaca lo dimostrano. Il parere del CGUE, richiesto dalla Corte di Stato italiana, nella persona dell’avvocato generale Nils Wahl, smentisce sia il Ministero dei Beni e delle Attività culturali (MIBAC), che la SIAE stessa, poiché stabilisce che l’esenzione non può essere fatta con discrezionalità, come ora avviene in Italia con le normative vigenti, ma si rende necessaria la creazione di un meccanismo che consenta ad Enti Pubblici e professionisti di chiedere a priori l’esenzione dalla tassa per copia privata.

Ciò che è accaduto con il cantante Fedez la dice lunga. C’è chi chiede la fine del monopolio SIAE e chi come lui ha deciso d’interrompere con la SIAE ogni rapporto in favore di Soundreef, ma è solo una goccia nel recente mare in tempesta. Attualmente la normativa consente a SIAE di siglare direttamente, e con libero arbitrio, accordi con le singole realtà. Inoltre per l’acquisto diretto al dettaglio di dispositivi e supporti con tassa di compenso per copia privata, il rimborso per i professionisti avviene solo tramite opportuna domanda post-acquisto, una realtà inaccettabile secondo l’avvocato Wahl. Va ricordato che i pareri del CGUE, sebbene non vincolanti, quasi sempre sono stati accolti e tramutati in legge da parte della Corte italiana. In tal senso, è bene parlare della vera posta in gioco per la quale SIAE, prevedibilmente, farà di tutto per mantenere lo stato attuale delle cose.

Ogni anno entrano nelle casse della SIAE milioni e milioni di euro, solo nel 2014 si contano 25 milioni, i quali vengono accantonati per presunte richieste di rimborso, mai concretizzate. Con questo “tesoretto” di svariate centinaia di milioni, SIAE lucra con operazioni di tipo finanziario, delle quali nulla del ricavato entra nelle tasche degli ignari creditori. E per completezza, a queste cifre va aggiunto l’enorme debito (quasi un miliardo) che SIAE dovrebbe pagare, ma che non concede, neanche parzialmente, agli artisti. E’ quindi decisamente auspicabile che in un Paese come l’Italia, facente parte dell’Unione Europea, solamente venticinquesimo su un totale di 28 Stati membro per la diffusione di materiale tecnologico, venga rivista una tassa nascosta e ingiusta, o almeno “apparentemente” ingiusta.

Copia privata: la SIAE è incompatibile con le norme europee
Copia privata: la SIAE è incompatibile con le norme europee