Università più cara se ISEE non dichiarato in tempo

La denuncia di uno studio legale di Palermo. Gli studenti pronti alla class action

Il mancato inserimento della dichiarazione ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) entro il dicembre 2016 comporta la collocazione dello studente universitario nell’ultima fascia di reddito con la conseguenza di dover pagare la tassa di iscrizione più alta.

È questo il rischio previsto dalle deliberazioni di molti atenei italiani, di cui si è occupato – con un post – il blog dello studio legale Leone – Fell & Associati di Palermo.

“Con tali deliberazioni – commenta l’avvocato Floriana Barbato – in alcuni casi, probabilmente per colpire l’inerzia di chi non si è iscritto in tempo – è stato previsto del tutto illegittimamente che, a seguito del mancato inserimento della dichiarazione ISEE entro dicembre 2016, non sarebbe più stato sufficiente il semplice pagamento della mora“.

“I morosi – continua l’avvocato – del tutto inspiegabilmente, piuttosto che corrispondere una lieve somma a titolo di mora, infatti, sono stati inseriti, in automatico e senza alcuna valida giustificazione, nell’ultima fascia di reddito”.

Conseguenza di ciò è che uno studente, anche in una situazione familiare di evidente svantaggio economico, per iscriversi, dovrà sborsare una somma spropositata rispetto a quella che si può permettere.

L’effetto di questo stato delle cose è, perciò, drammatico per chi non è riuscito a reperire il proprio ISEE e per chi non ha la possibilità economica di pagare le tasse esose, ovvero la paralisi degli studi.

Per non parlare, poi, dei laureandi che avrebbero voluto ultimare il proprio ciclo di studi entro marzo, dal momento che dovranno ripetere la procedura.

Comunque, c’è stato chi, come il Rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Fabrizio Micari, ha ritirato prudenzialmente il provvedimento in autotutela.

UniPa, infatti, ha concesso ” a coloro che si siano iscritti a partire dall’1 gennaio 2017 o che si iscriveranno inderogabilmente entro la citata data del 30 aprile 2017″ la possibilità di “inserire la certificazione ISEE”, consentendo così il pagamento delle tasse secondo la propria fascia di reddito.

“In altri casi, invece, – rivela lo studio legale siciliano – le Università, sorde rispetto alle esigenze degli studenti e spinti dall’esigenza di far cassa a qualunque costo, non hanno preso alcun provvedimento in merito, proibendo l’iscrizione degli studenti ‘ritardatari’ secondo la propria fascia contributiva, in patente danno del principio della capacità contributiva (ex art. 53 della Costituzione”.

Gli studenti, però, degli Atenei che non hanno deciso di seguire l’esempio palermitano, non ci stanno ed è in cantiere una class action per consentirgli di pagare secondo il proprio ISEE, pur pagando una lieve mora.

Università più cara se ISEE non dichiarato in tempo
Università più cara se ISEE non dichiarato in tempo