Tre soluzioni per cancellare i propri debiti con Fisco e creditori

La legge permette di ridurre o cancellare i debiti contratti con Fisco e creditori

Fisco 7Come cancellare i propri debiti con il Fisco e i creditori? Ci sono tre soluzioni possibili: piano del consumatore, accordo di ristrutturazione del debito, liquidazione del patrimonio. La legge n.3/2012, modificata con il Decreto Legge 179/2012, ha introdotto degli strumenti per liberare dai debiti i consumatori e i soggetti esclusi dalle procedure fallimentari che si trovano in una situazione di grave squilibrio finanziario e non possono far fronte agli impegni assunti.

La legge permette quindi di ridurre o cancellare i debiti contratti con Fisco e creditori a coloro che manifestano una situazione di sovraindebitamento intesa come (art. 6) “una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni”.  Per poter ricorrere alle misure alternative di “composizione della crisi da sovraindebitamento” e ottenere la liberazione dei debiti è necessario richiedere un piano di rientro al tribunale competente tramite un organismo apposito o un professionista abilitato. Il piano, se accettato, diventa vincolante per i creditori.

Il singolo consumatore ha a disposizione tre differenti procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento:

  • il piano del consumatore;
  • l’accordo di ristrutturazione del debito;
  • la liquidazione del patrimonio.

a) Il piano del consumatore
Il piano del consumatore può essere utilizzato da una persona fisica (esclusi dunque professionisti, associazioni, start up innovative, imprenditori agricoli e piccoli commercianti) che non riesce a ripagare i propri debiti o che si trova in una “situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile”.
Affinché il consumatore possa accedere al piano è necessario che il debito non provenga da un’attività professionale o imprenditoriale ed è essenziale che il consumatore sia ritenuto “meritevole” ossia non abbia utilizzato un credito sproporzionato rispetto al suo patrimonio.
Questa procedura non richiede l’accordo dei creditori, ma deve garantire comunque loro una soddisfazione maggiore rispetto a quella ottenibile attraverso la liquidazione di tutti i beni del consumatore.
Il piano presentato in Tribunale viene vagliato da un organismo apposito di composizione della crisi, che ha anche l’incarico di verificare la situazione economica e patrimoniale del soggetto ed esprimere un parere sull’applicabilità concreta del piano di rientro proposto.
Se il piano viene accettato, il privato può ripagare parzialmente i propri debiti e non deve liquidare interamente il proprio patrimonio. Se però il soggetto non rispetta il piano approvato, la procedura si trasforma automaticamente in quella di liquidazione del patrimonio.

b) L’accordo di ristrutturazione dei debiti
L’accordo di ristrutturazione può essere utilizzato sia dai privati cittadini che da professionisti, associazioni, start up innovative, imprenditore cessato e suoi eredi, socio illimitatamente responsabile e suoi eredi, società professionale imprenditori agricoli e piccoli commercianti.
Affinché gli imprenditori commerciali possano utilizzare tale procedura è necessario che il loro giro d’affari non superi le soglie di legge per essere soggetti a procedura fallimentare (nei tre anni precedenti l’attivo patrimoniale deve essere inferiore ai 300.000 euro, i ricavi lordi devono assestarsi sotto i 200.000 euro per ogni esercizio, i debiti devono essere inferiori a 500.000 euro).
L’accordo di ristrutturazione dei debiti deve essere approvato e sottoscritto dai creditori che almeno il 60% dei crediti.

c) La liquidazione del patrimonio
Oltre alle due procedure sopra descritte, privati, professionisti e piccoli imprenditori possono accedere alla procedura di liquidazione del patrimonio. Quest’ultima prevede che il debitore liquidi tutti i beni in suo possesso, compresi quelli sopravvenuti, ad eccezione dei crediti impignorabili (art. 545 cpc), dei crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, di quanto necessario al sostentamento del debitore e della sua famiglia, dei frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli, dei beni costituiti in fondo patrimoniale.
Liquidando il proprio patrimonio, il debitore cancella definitivamente i debiti che non è in grado di ripagare.

Fabrizio Tortelotti

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