Imu in tre o in due rate a scelta del contribuente. Stretta sui criteri di definizione della prima casa

Le prime due rate si pagheranno a giugno e a settembre, sulla base delle aliquote ordinarie. Nel saldo di dicembre, le nuove addizionali comunali. Cosa succede, in pratica, alla prima scadenza?

Chi dovrà pagare l’Imu sulla prima casa potrà scegliere se farlo in tre rate (giugno, settembre, dicembre) o in due rate (giugno, dicembre). E’ la conclusione di quanto stabilito da due distinti emendamenti al Decreto legge sulle semplificazioni fiscali approvati in commissione finanze alla Camera. Chi opta per i tre versamenti pagherà le prime due rate applicando l’aliquota base, in misura pari a un terzo dell’imposta calcolata, e dovranno essere corrisposte rispettivamente entro il 18 giugno e il 17 settembre. La terza rata è versata entro il 17 dicembre, a saldo dell’imposta complessivamente dovuta per l’intero anno, con conguaglio sulle precedenti rate.

Altre novità introdotte dal testo di Cone prevedono una stretta sui criteri di definizione della prima casa ai fini del pagamento dell’Imu. Le agevolazioni previste sulla prima casa si applicherebbero per un solo immobile, quello in cui il contribuente ha la dimora abituale e la residenza anagrafica.
Inoltre è stata approvata l’esenzione Imu, Irpef e Ires per le abitazioni distrutte dal sisma abruzzese del 2009, lo slittamento al 30 settembre del termine per la dichiarazione Imu e lo sconto Irpef dal 20 al 40% sulle dimore storiche.

L’idea del pagamento delle prime due rate applicando l’aliquota di base (il 4 per mille per la prima casa, il 7,6 per mille per gli altri immobili) risolve una criticità importante sull’Imposta comunale unica, dovuta al fatto che a oggi, solo il 6% dei Comuni ha preso una decisione in merito ai coefficienti che intende applicare.
Ma è di magra consolazione per le tasche del contribuente, che dovrà comunque fare i conti con la ‘vera stangata’, data dall’aumento del 60% delle rendite catastali.

Cosa succede in pratica a giugno?
Per la prima scadenza in calendario (lunedì 18 giugno) i contribuenti dovranno calcolare l’importo della tassa moltiplicando per 160 la rendita catastale (a sua volta rivalutata del 5%), applicando l’aliquota di base (il 4 per mille per la prima casa, il 7,6 per mille per gli altri immobili), togliere le detrazioni forfettarie (200 euro più 50 euro per figlio a carico di età anagrafica non superiore ai 26 anni) e dividere l’importo per tre.<!–

Intanto i Comuni mettono a punto le nuove aliquote – dalle quali, peraltro, trarranno magri benefici. Il Sunia, il sindacato degli inquilini della Cgil, insieme a La Stampa ha rilevato qual è l’orientamento di nove grandi comuni italiani e ha poi elaborato gli effetti delle nuove aliquote sui contribuenti. Dall’indagine condotta su 9 capoluoghi emergono dati che faranno rimpiangere la vecchia Ici. Ecco una sintesi dei risultati:

Bari. Aumenti contenuti sulla prima casa, ma soprattutto mano leggera sulle case in affitto sulle quali si applicano le aliquote in assoluto più basse (4,6 e 7) tra le grandi città.
Bologna. Con l’aliquota sulla prima casa ferma alla soglia minima a Bologna l’Imu peserà come la vecchia Ici per un alloggio accastato A2 ed il -16% in meno per un A3.
Catania. Dopo Milano Catania è la città che tassa di più le case sfitte, con un aliquota del 10,6 per mille il rialzo rispetto all’Ici tocca il 146%. Ritocchi modesti sulla prima casa.
Firenze. “Graziate” le prime case (rispetto all’Ici si paga il 16-19% in meno), la stangata si abbatte sulle case in affitto. Ma sui contratti concordati il Comune rimborserà il 50%.
Genova. Rispetto alla vecchia Ici le prime case pagano di meno, la stangata vera colpisce gli affitti concordati con rialzi nell’ordine del 7-800%. Mano più leggera su quelli liberi.
Milano. Anche se l’aliquota resta sulla soglia minina a Milano la rivalutazione delle rendite fa scattare aumenti del 20-30%. Gran salasso sulle case sfitte: +239 per cento.
Palermo. Occhio di riguardo sulle case sfitte: a Palermo tassate con una aliquota del 9,6 per mille, un punto in meno della media delle altre grandi città italiane.
Roma. Il Campidoglio in emergenza economica aumenta di un punto l’aliquota sulla prima casa, dal 4 per mille della vecchia Ici al 5 per mille della nuova imposta.
Torino. Esclusa Catania, città sull’orlo del crack, Torino è quella che applica l’aliquota più alta sulla prima casa: 5,5 per mille. Agevolati invece gli affitti concordati.

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