Partite IVA: niente più tasse su ciò che non si incassa. Cosa cambia

Il nuovo meccanismo potrebbe trovare posto nella prossima legge di Bilancio

Qualcosa si muove sul fronte fiscale; se da un lato il governo dovrà probabilmente rinviare il tanto atteso taglio dell’Irpef, si profila una vera e propria rivoluzione per le partite Iva e per le tasse dovute da queste ultime. Dalla prossima legge di Bilancio in poi, le piccole imprese in contabilità semplificata potranno con ogni probabilità determinare il reddito su quanto realmente incassato e non più su quanto fatturato, così come oggi possono fare i liberi professionisti.

Una rivoluzione attesa e sollecitata da anni da parte delle categortie interessate, visto che il problema principale degli autonomi e più in generale delle partite IVA è quello di recuperare i crediti non riscossi e, nello stesso tempo, di dovervi pagare le tasse; il miglior sostegno che il Governo possa prevedere è dunque proprio quello di applicare la tassazione solo sugli importi effettivamente incassati.

I fiscalisti lo chiamano “regime di cassa” e consiste nella tassazione dei soli importi effettivamente pagati, con esclusione di quelli non incassati per via degli onnipresenti morosi e inadempienti. È questa la misura su cui maggiormente punta il Governo per rilanciare le partite Iva (piccole imprese, autonomi e non solo). Le Pmi in contabilità semplificata potranno così determinare il reddito da dichiarare al fisco seguendo le stesse regole oggi in vigore per i liberi professionisti: si potrà evitare di fatturare i compensi richiesti e non ancora saldati dal cliente. Ciò eviterà di tassare somme non ancora riscosse, evitando oltre al danno anche la beffa.

IRI AL 24% PER LE PICCOLE IMPRESE – Prevista anche la nuova imposta sul reddito dell’imprenditore, ossia l’Iri. Con l’Iri le imprese individuali e le società di persone saranno tassate come le società di capitali potendo applicare ai redditi lasciati in azienda in misura proporzionale e non più progressiva così come avviene oggi con l’Irpef. L’aliquota sarà – saldi permettendo – la stessa dell’Ires che dal prossimo 1° gennaio scenderà dal 27,5 al 24 per cento.

ADDIO STUDI DI SETTORE – Come già annunciato su queste pagine, il pacchetto prevede anche l’addio agli studi di settore, che verranno sostituiti dagli indicatori di compliance. Una vera e propria pagella di affidabilità (l’indicatore andrà da 1 a 10) dei contribuenti sulla base dei dati noti al Fisco negli 8 anni precedenti.

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