Per pagare le tasse servono 10 giorni di lavoro in più dell’anno scorso

Lo chiamano Tax Freedom Day e segna la liberazione dal fisco. Nel 2012 cade il 14 giugno e in 10 anni si è spostato in avanti di 17 giorni. L'Imu ne ha aggiunti tre

Scherzi del destino (fiscale): negli stessi giorni in cui si paga l’Imu, la nuova e temuta scadenza fiscale, si “celebra” anche il Tax Freedom Day, il giorno di liberazione dalle tasse. E’ la data in cui si smette di lavorare per pagare imposte e contributi e si comincia a guadagnare. In base ai calcoli statistici fatti dalla Cgia di Mestre, nel 2012 questo momento cade il 14 giugno, ben 10 giorni più tardi rispetto all’anno scorso. E tre di questi giorni di ritardo sono dovuti proprio all’Imu.

Il giorno dell’indipendenza dal fisco

Si tratta naturalmente di una data simbolica “inventata” in America per dare un misura (suggestiva) della pressione fiscale. Che in Italia da 10 anni a questa parte è in costante aumento. Secondo le analisi dell’Ufficio studi dell’Associazione artigiani di Mestre, rispetto a 10 anni fa i contribuenti italiani lavorano 17 giorni in più per pagare le imposte.

La causa dell’allungamento del tempo passato a lavorare per lo Stato – sottolinea la Cgia – è dovuto al progressivo aumento della tassazione avvenuto in questi ultimi 10 anni:

nel 2002 la pressione fiscale era pari al 40,5% e “bastavano” 148 giorni per superare la soglia e iniziare a lavorare per sé e la propria famiglia;
nel 2012 la pressione fiscale ha raggiunto il 45,1% e bisogna attendere 165 giorni lavorativi per liberarsi del fisco.

Si tratta chiaramente di dati statistici che si basano sulle medie nazionali. L’Ufficio studi della Cgia ha preso il dato di previsione del Pil e lo ha suddiviso per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero. Dividendo poi il gettito fiscale-contributivo totale che i cittadini versano allo Stato in qualità di contribuenti e lavoratori per questo Pil giornaliero si ottiene il Tax Freedom Day, che per il 2012 è stato per l’appunto il 14 giugno.

Il federalismo fiscale è la soluzione?

“Lavorare 165 giorni all’anno per lo Stato – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – ci dà l’idea di quanto sia eccessivo il nostro fisco. Ormai sui contribuenti onesti grava una pressione fiscale reale che arriva a superare il 54%, un carico che non ha eguali in quasi tutta Europa. Ormai solo alcuni Paesi scandinavi presentano un livello di tassazione superiore al nostro”.

Sempre secondo Bortolussi si può anticipare la liberazione del fisco “contraendo in maniera strutturale la spesa pubblica improduttiva” con la soluzione del federalismo fiscale: “le esperienze europee ci dicono che gli Stati federali hanno un livello di tassazione e una spesa pubblica minore, una macchina statale più snella ed efficiente e un livello dei servizi offerti di alta qualità”. Ma il federalismo fiscale in salsa italiana, per ora, ha prodotto più tasse (o tagli) che risparmi virtuosi.

Per pagare le tasse servono 10 giorni di lavoro in più dell’anno scorso
Per pagare le tasse servono 10 giorni di lavoro in più dell’ann...