Mobilità e disoccupazione edile: come cambia nel 2017

La parola d’ordine del 2017 sembra essere “lavoro”, in tutte le due declinazioni. Sul tavolo, in tempi di crisi e incertezza, infatti, le novità che riguardano il lavoro monopolizzano l’attenzione. 
 
Il 2016 ha salutato salutato cancellando la mobilità per i lavoratori colpiti da licenziamento collettivo. 
A partire dal 1 gennaio 2017, infatti, secondo quanto previsto dalla legge Fornero sul lavoro del 2012, i lavorato licenziati da imprese industriali con più di 15 dipendenti o commerciali con oltre 50, non potranno più usufruire dell’indennità di mobilità, dopo 25 anni dalla sua istituzione. 
 
 
MOBILITA’ ADDIO – ARRIVA LA NASPI – Con la mobilità che è finita nello stanzino buio dei ricordi, per i disoccupati  c’è la Naspi che arriva a rimpiazzare infatti il caro vecchio sussidio di disoccupazione. 
La durata della Naspi però quasi sempre più breve rispetto alla mobilità, inoltre l’assegno potrà essere pari fino al 75% dello stipendio medio degli ultimi 4 anni, assegno che andrà diminuendo ogni mese.
 
Ma le novità non finiscono qui. Importanti cambiamenti in vista anche per le imprese dell‘edilizia. Un settore, morso duramente dalla crisi, che seppur rinvigorito da qualche piccola iniezione di fiducia per il futuro , sembra non riuscire a ritrovare lo slancio giusto per uscire dalle sabbie mobili, con un 2016 che si è chiuso sotto le aspettative, facendo registrare una crescita delle costruzioni dello 0,3% a fronte dell’1% indicato in precedenza. 
 
COSA CAMBIA – Dal 2017, le imprese dell’edilizia, dunque  non dovranno più versare i contributi per finanziare mobilità e trattamento speciale di disoccupazione. Lo rende noto l’Inps nel messaggio 99/2017 col quale l’istituto di previdenza disciplina le circostanze conseguenti alla abrogazione dei trattamenti di mobilità ordinaria e di disoccupazione per l’edilizia. Oltre alla contribuzione ordinaria, dall’1 gennaio 2017, non è più dovuto il contributo d’ingresso alla mobilità. Nel contempo decadono anche gli incentivi legati all’assunzione di queste categorie di lavoratori.
 

Cessa di conseguenza l’obbligo di versamento delle seguenti forme contributive:

contributo ordinario di mobilità, pari allo 0,30% della retribuzione imponibile 

contributo d’ingresso alla mobilità 

contributo aggiuntivo per il trattamento speciale DS per l’edilizia, pari allo 0,80% della retribuzione imponibile.

Questa la regola generale. Non mancano però le eccezioni – Le aziende che hanno avviato procedure di licenziamento collettivo e hanno effettuato licenziamenti entro il 30 dicembre 2016, sono comunque tenute al versamento sia dell’anticipazione che del contributo d’ingresso alla mobilità. Se invece i licenziamenti partono dal 31 dicembre 2016, non devono pagare il contributo che potrà, pertanto, essere recuperato tramite il flusso l’UnimEns di competenza di gennaio 2017, utilizzando il codice “G800”.

Mobilità e disoccupazione edile: come cambia nel 2017
Mobilità e disoccupazione edile: come cambia nel 2017