L’accertamento fiscale tramite PEC è nullo

Lo ricorda la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia con una recente sentenza

Gli avvisi di accertamento ai contribuenti tramite posta elettronica certificata (PEC) sono nulli e, di conseguenza, impugnabili in qualsiasi momento. Lo ricorda la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia con la recente sentenza num. 3700 del 22 giugno 2016. L’Agenzia delle Entrate, dunque, non può affidarsi a questo tipo di mezzo, non contemplato dalla legge come modalità di notifica idonea per le notificazioni fiscali e altri tipi di provvedimento impositivo.

GIURISPRUDENZA – Anzi, dal punto di vista giurisprudenziale, l’accertamento fiscale inviato e ricevuto tramite posta elettronica certificata non è solo nullo, ma addirittura inesistente. In mancanza di una normativa in materia, la Commissione Tributaria si è sempre vista costretta ad annullare l’atto, ed anzi, come accennato, a riconoscerne l’effettiva inesistenza. A nulla vale dunquel’implicito riconoscimento della ricezione dell’avviso che si configura nel momento in cui il contribuente impugna l’atto in tribunale. La PEC è priva dei requisiti minimi necessari a configurare la sussistenza stessa dell’avviso di accertamento del Fisco. Anche perchè la notifica telematica presuppone l’invio tramite mail di un file (solitamente in PDF) che per forza di cose è solo una copia dell’originale. In questo modo verrebbe dunque violato il principio fondamentale secondo cui la pubblica amministrazione deve necessariamente consegnare al cittadino l’originale dell’atto.

SENTENZA – La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia ha ribadito che la notifica di accertamento fiscale tramite PEC è “indubbiamente fuori da ogni ipotesi di schema legale”, tanto che,
appunto, “non può parlarsi di notificazione meramente nulla quanto piuttosto di notificazione del tutto inesistente” e “vizio radicale del procedimento notificatorio insuscettibile di sanatoria”.
La sentenza si trova in accordo con altre simili decisioni della magistratura, tra le quali la sentenza num. 6087/2014 della Commissione Tributaria Provinciale di Milano.

CARTELLE ESATTORIALI – Attenzione, però, giacché il discorso non vale per quanto riguarda le cartelle di pagamento. La cartella esattoriale di Equitalia, infatti, può (e anzi deve) essere spedita tramite posta elettronica certificata quando il contribuente in questione è un professionista, una ditta, una società o un imprenditore. In tutti gli altri casi, ovvero quando il contribuente è una persona fisica senza partita Iva, a decidere della validità della cartella è (almeno per ora) il giudice.

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