Il peso dell’Irpef? Sempre più su lavoratori e pensionati

+ 5,3 punti in 12 anni

(Teleborsa) Sono tante, tantissime. Vero e proprio spauracchio per i contribuenti italiani. Il solo nome è capace di creare vere e proprie reazioni allergiche. E pesano. Sulle tasche e come un cerchio alla testa. Sempre di più. Impossibile poi scappare. In qualsiasi punto dell’universo terracqueo, neanche nel nascondiglio più sicuro, potrete salvarvi. Perchè loro vi raggiungeranno e vi scoveranno. Non resta dunque che alzare bandiera bianca e “rassegnarsi”, consegnandosi al nemico. Di cosa stiamo parlando? Sicuramente la maggior parte di voi avrà già capito. Per chi ancora avesse qualche dubbio sull’identikit sveliamo con piacere l’arcano: tasse.

Lavoratori e pensionati? Un passo avanti, per favore. L’irpef, infatti, pesa sempre più su queste due categorie. In 12 anni, dal 2003 al 2014, è infatti passata per gli sfortunati dal 75.59 all’80.94% facendo registrare un incremento di 5.3 punti percentuali.

Lo svela il rapporto sulla struttura dell’Irpef elaborato da Lef, associazione per la legalità e l’equità fiscale.

PENSIONATI E LAVORATORI DIPENDENTI, LA STANGATA – Nello specifico, i redditi da pensione hanno registrano un incremento percentuale costante dell’imposizione, passando dal 21,19% del 2003 al 26,47% del 2014 con una crescita di 5,28 punti percentuali a fronte di un aumento di 0,07 punti per i redditi di lavoro dipendente il cui contributo passa dal 54,40% al 54,47%.

LE CAUSE – A determinare lo spostamento del peso dell’Irpef su pensionati e lavoro dipendente hanno contribuito da un lato l’uscita dal campo dell’imposta di alcune tipologie di reddito da capitale e parte dei redditi da fabbricati e dall’altro la costante diminuzione in tutto il periodo considerato del numero di soggetti che esercitano, come persona fisica o come partecipanti a società di persone, attività d’impresa, prevalentemente artigiani e commercianti. Questi soggetti si sono ridotti, rispetto al 2003, del 6,08%.

CHI SALE E CHI SCENDE – Tutti gli altri redditi registrano invece un calo della loro incidenza: per gli autonomi si passa dal 6,34% del 2003 al 5,82% del 2014, per il reddito d’impresa si passa dal 4,61% del 2013 al 3,88% del 2014. Il calo più marcato riguarda i redditi da partecipazione che passano dal 6,40% del 2003 al 4,53% del 2014 e gli altri redditi che passano dal 7,06% del 2003 al 4,83% del 2014

REDDITO MEDIO NEL MIRINO – Dipendenti, pensionati ma non solo. Nel mirino anche i redditi medi. Ecco, infatti, l’altra “vittima” preferita dall’Irpef: “Il peso maggiore dell’Irpef – si legge sempre nel rapporto – grava sui contribuenti con reddito complessivo compreso tra 35.000 e 50.000 euro tassati con una aliquota media del 24,71% a fronte di una aliquota media complessiva del 19,51. La stessa progressività tende a concentrarsi sui redditi fra 10.000 e 50.000 euro, mentre si attenua per i redditi sopra i 50.000 euro”.

LA SOLUZIONE – Perciò, sottolinea Lef, non c’è solo un problema di armonizzare il carico fiscale, riconducendo alcune tipologie di reddito all’interno della progressività, ma c’è anche l’esigenza di distribuirlo meglio tra i contribuenti al crescere del reddito. “Per raggiungere tale obiettivo c’è necessità sia di ridurre le aliquote applicate agli scaglioni di reddito medio-bassi, aumentando contemporaneamente quelle applicate agli scaglioni relativi ai redditi medio-alti, sia di aumentare il numero di scaglioni per riportare alla progressiva linearità il crescere dell’imposta al crescere del reddito”.

Il peso dell’Irpef? Sempre più su lavoratori e pensionati
Il peso dell’Irpef? Sempre più su lavoratori e pensionati