Bonus 80 euro, il paradosso: il 40% va a famiglie coi redditi alti

Dai dati Istat emerge un quadro paradossale per las misura decisa in favore dei meno abbienti

Viste le oggettive difficoltà nello sventolare il Jobs act come una svolta nel mercato del lavoro, il governo e Matteo Renzi si trovano ora davanti al paradosso del bonus da 80 euro, definito spesso una misura contro la povertà e le disuguaglianze ma che, paradossalmente, in quasi la metà dei casi è finito nelle tasche di famiglie tutt’altro che in difficoltà.

Andrea Bassi sul sito de Il Messaggero scrive che nel rapporto Istat “Redistribuzione del reddito in Italia” si osserva come ad intascare li assegni del bonus 80 euro siano stati anche i redditi medio-alti: “li intascano integralmente tutti i lavoratori che guadagnano da 8 mila a 24 mila euro, e in misura ridotta quelli che guadagnano da 24 mila a 26 mila euro. Chi guadagna meno di 8 mila euro (i cosiddetti incapienti) non incassa nulla. E così chi guadagna più di 26 mila euro. Insomma, se si prendono in considerazione gli individui, in effetti, il bonus premia i redditi medio-bassi”.

Se non si guarda al singolo individuo, ma alla sua famiglia, ecco allora che si scopre il paradosso. Prendiamo ad esempio due lavoratori che guadagnano 24mila euro ciascuno, entrambi avranno diritto al bonus. Stessa cosa accade per una famiglia in cui ad esempio il marito guadagna 100mila euro e la moglie 20mila, anche loro incasseranno il bonus pur avendo un reddito familiare di 120mila euro: “L’Istituto di statistica ha diviso in cinque classi le famiglie: dalla prima classe, le più povere, alla quinta classe, le più ricche. Secondo la tabella del rapporto, il bonus da 80 euro ha beneficiato 9,4 milioni di famiglie. La classe più numerosa di famiglie, quasi 2,4 milioni di nuclei, che hanno ottenuto l’aiuto del governo, sono concentrate nel quarto gradino, quello dei benestanti che sono solo ad un passo dal quinto gradino, quello cioè dei ricchi. La stessa classe delle famiglie più ricche è stata decisamente beneficiata, visto che il bonus lo hanno incassato oltre 1,6 milioni di nuclei del quinto più benestante del Paese, contro 1,4 milioni di famiglie del primo gradino, quello più povero. Sommando gli ultimi due gradini, secondo i dati dell’Istat, il 40% del bonus sarebbe andato alle famiglie che guadagnano di più”.

Il bonus, sottolinea l’Istat, in questo modo non si è concentrato sui redditi più bassi. Enrico Morando, viceministro dell’Economia, ha spiegato: “Il bonus da 80 euro al di là di Eurostat che lo classifica come una spesa, è nei fatti una riduzione dell’Irpef, ossia dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. È fuorviante prendere in considerazione il reddito delle famiglie”.

Una linea condivisa anche da un esperto di questioni fiscali come il professor Alberto Brambilla, presidente del centro studi itinerari previdenziali. “Quello che sostiene l’Istat – dice Brambilla – è difficile da dimostrare, perché bisognerebbe incrociare i codici fiscali dei contribuenti. Ma comunque, se c’è un padre che guadagna 100 mila euro che ha un figlio che ne guadagna 20 mila che vive in un’altra città ma è ancora sul suo stato di famiglia, di certo non inficia l’equità della misura”. E del resto è la stessa Istat a ricordare che il bonus da 80 euro ha comunque contribuito a ridurre in Italia l’indice di Gini, quello che misura le disuguaglianze.

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