Anziani in casa di riposo: esenzione dall’Imu subordinata

L’esenzione si allarga se si considerano le varie assimilazioni che la normativa ammette

Fisco 7Tra gli immobili che non sono tenuti al versamento delle imposte Imu e Tasi vi è l’abitazione principale, con esclusione di quelle considerate di pregio e che sono iscritte a catasto con le categorie A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (abitazione in ville) e A/9 (castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici).

Tuttavia, l’ambito dell’esenzione si allarga se si considerano le varie assimilazioni che la normativa ammette. Assimilazioni che possono essere facoltative, ossia decise singolarmente dal Comune mediante apposita delibera comunale, ovvero obbligatorie, ossia previste direttamente dal legislatore nazionale e che non possono essere derogate dai Comuni in alcuna maniera.

Tra le prime rientra l’oggetto dell’articolo di oggi; attualmente la disciplina Imu, al comma 10 dell’art 13 D.L. n. 201/2011 prevede che “I Comuni possono considerare direttamente adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata, nonché l’unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata.”

Condizione indispensabile è il trasferimento della residenza esclusivamente in casa di riposo ovvero in istituti di ricovero; non è prevista l’agevolazione se l’anziano acquisisce la residenza in altri luoghi diversi da quelli menzionati.

Il beneficio quindi spetta solo ed esclusivamente per l’immobile che l’anziano tiene a disposizione, mentre non può mai essere esentato l’immobile che viene messo a reddito. La lettera della norma fa riferimento esclusivamente all’immobile locato e non, più in generale, all’immobile che sia utilizzato ad altro titolo.
Tuttavia, sulla questione vi è un dibattito aperto, in quanto la norma esplicitamente afferma che la locazione è l’unica situazione nella quale tale agevolazione non opera; pertanto, se l’immobile di proprietà dell’anziano venisse dato in comodato, l’agevolazione potrebbe comunque essere ammessa (si consiglia comunque di verificare la situazione con l’ufficio tributi comunale).

Si rileva come il legislatore faccia riferimento solamente ai diritti di “proprietà ed usufrutto” ma non anche a diritti differenti come il diritto di abitazione: questo significa che qualora il coniuge superstite titolare del diritto di abitazione (ad esempio come coniuge superstite) dovesse trasferirsi nell’istituto di ricovero, non potrebbe beneficiare di tale assimilazione (e quindi del trattamento agevolato previsto per l’abitazione principale), qualora fosse deliberata da parte del Comune.

Il legislatore continua quindi a lasciare all’autonomia comunale la possibilità di assimilare all’abitazione principale l’immobile posseduto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente. Tuttavia, è condizione fondamentale per beneficiare dell’assimilazione deliberata dal Comune che l’immobile sia posseduto dall’anziano a “titolo di proprietà o di usufrutto” e non quindi sulla base di ulteriori e distinti diritti.

Si consiglia di verificare con l’ufficio tributi comunale l’eventuale necessità di presentare apposita comunicazione nella quale si indicherà il rispetto dei requisiti previsti dalla normativa.
Non dovrà nemmeno essere presentata la dichiarazione Imu, in quanto il Comune è in possesso delle informazioni necessarie al fine della corretta applicazione dell’imposta; infatti con l’aggiornamento della lista dell’anagrafe comunale, l’ufficio tributi è a conoscenza del trasferimento effettuato dall’anziano, condizione che viene avvalorata dall’eventuale obbligo di presentazione della comunicazione qui sopra indicata.
Si precisa infatti che la dichiarazione Imu dev’essere presenta nelle situazioni nelle quali il Comune non è in grado di conoscere la reale situazione dell’immobile e del relativo proprietario. In assenza di tali dati per il Comune è impossibile applicare il corretto calcolo dell’imposta.

Marco Beacco – Centro Studi CGN

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