Il debito e il deficit pubblico

Due concetti che spesso vengono confusi. Lo spread misura la loro salute

Il

debito  pubblico è quanto lo Stato deve ai suoi creditori

, cioè tutti coloro (dai piccoli risparmiatori e alle grandi istituzioni finanziarie, agli Stati esteri) che comprando titoli di Stato finanziano la spesa pubblica. A giugno 2013 nuovo record a 2.075,71 miliardi di euro, oltre il 130% del Pil. Gli interessi pagati dal Tesoro sono stati 86,7 miliardi nel 2012.

Secondo il Patto di stabilità, l’accordo-base dell’Unione monetaria europea, il rapporto tra il debito e il Pil non deve superare il 60%. Ciò serve a garantire che le risorse che arrivano, sotto forma di entrate fiscali, dall’economia reale – il prodotto interno lordo, appunto – siano sufficienti a finanziare la spesa pubblica e a coprire il debito dello Stato nei confronti dei possessori di titoli pubblici. In Italia questo tetto è saltato da tempo e il debito ha superato il 120% del Pil. Un parametro che ci porta pericolosamente vicini al default.

Il deficit pubblico, invece, è il "rosso" dello Stato, cioè la differenza tra quello che incassa e quello che spende. Sempre secondo il Patto di stabilità europeo questo rapporto non dovrebbe superare il 3% e in Italia è attualmente arrivato al 3,9%.

Lo spread, il termometro di un debito malato

Ai due concetti di debito e deficit è collegato un termine dei più "gettonati" in questo periodo, il famigerato spread. Si tratta della differenza di rendimento tra il titolo pubblico decennale tedesco (Bund),  considerato il punto di riferimento in Europa per la stabilità e l’affidabilità, e l’equivalente italiano (Btp). L’aumento dello spread in realtà è un indice di debolezza del titolo che offre un rendimento maggiore. Lo spread aumenta quando gli investitori preferiscono il titolo emesso da uno Stato più affidabile, in questo caso il bund tedesco. In pratica lo Stato italiano è costretto a "promettere" un rendimento maggiore per invogliare i mercati a investire nei suoi titoli. Al contrario, quando lo spread si riduce significa che la percezione della rischiosità del nostro paese da parte degli investitori sta diminuendo.

A novembre 2011 lo spread ha toccato il record storico (dalla nascita dell’euro) di 570 punti-base (cioè il 5,7%) di differenza "a favore" del titolo italiano: il Btp promette più del 7%, considerato il punto di non ritorno. Un rendimento troppo alto che indica solo il rischio di non poter essere pagato.

Il debito e il deficit pubblico
Il debito e il deficit pubblico