Attenzione, i prezzi calano! Perché in Europa è allarme deflazione

Perché c'è da preoccuparsi quando il pane costa meno. La mossa della Bce (e le critiche della Germania)

Fino a ieri, la minaccia dell’economia europea si chiamava inflazione. Un timore che ha dominato la politica monetaria dell’eurozona e ha reso la Bce storicamente cauta nel tagliare i tassi di interesse (con l’adesione di una Germania "ossessionata dall’inflazione", che non ha tardato a definire la decisione dell’Eurotower un attacco ai risparmi tedeschi e un aiuto esplicito alle economie del Sud Europa). Abbassando il costo del denaro infatti si stimola la crescita economica immettendo più liquidità nel mercato, ma si induce anche un aumento dell’inflazione.

Adesso, con l’ultimo taglio dei tassi di interesse operato quasi a sorpresa da Draghi, anche la Bce ha scoperto le carte: il vero timore si chiama deflazione.

ll campanello d’allarme è suonato prima ad Atene, dove i prezzi dalla scorsa primavera continuano a calare e le stime della Commissione europea lasciano presagire una lunga discesa. Ma la spirale negativa in cui è scivolata la Grecia non è un fatto isolato: gran parte dei Paesi del sud Europa mostrano sintomi di deflazione in quanto il credito e i flussi delle entrate si stanno restringendo.

Ma come mai la discesa dei prezzi preoccupa tanto gli economisti? Apparentemente, scongiurare fenomeni inflazionistici e riuscire a garantire ai consumatori le spese di base contenendo i prezzi è un fenomeno che non dovrebbe destare preoccupazione, anzi.
Ma non è così. Le implicazioni del processo deflazionistico che si è innescato nell’Ellade fanno presagire foschi scenari. Vediamo perché.

CHE COS’E’ LA DEFLAZIONE
Si parla di deflazine quando si verifica un calo dei prezzi (tipicamente rilevato dall’indice dei prezzi al consumo), dovuto a un calo della domanda di beni e servizi. In questi casi si innesca una spirale negativa in cui consumatori e aziende frenano le spese in attesa di un’ulteriore diminuzione dei prezzi. Chi produce si vede costretto a cercare di collocare merci e servizi a prezzi ancora più bassi, ma la riduzione dei prezzi si ripercuote sui ricavi, anch’essi generalmente in calo. Ne deriva la necessità, da parte delle imprese di ridurre i costi, attraverso una diminuzione dell’acquisto di beni e servizi da altre imprese e risparmiando sulla forza lavoro. Molte imprese falliscono con la conseguenza che la disoccupazione aumenta e la domanda scende sempre di più.

Mentre i prezzi cadono, il valore di ogni unità di moneta aumenta. Questo rende più caro il debito esistente, cosa che vale sia per i governi che per i consumatori. E mentre il debito diventa più oneroso, aumenta anche il rischio di default e di bancarotta, rendendo le banche più caute nei prestiti. Questo riduce la domanda e alimenta la spirale deflazionistica.

ITALIA A RISCHIO DEFLAZIONE?
A detta della Bce, la deflazione in Europa è ancora lontana, ma se questo è vero, l’Italia, come scrive Vito Lops sempre su Il Sole,  "Si sta avvicinando. A ottobre l’inflazione su base annua si è attestata allo 0,3%. Dinanzi a queste cifre e questo contesto ipotizzare una sostenuta crescita futura (almeno da riportare il Pil a pari con i livelli pre-crisi, ricordando che dal 2008 l’Italia ha perso 8 punti percentuali) è difficile".

E’ stato calcolato ad esempio che se in Italia vi fosse un calo generalizzato dei prezzi dell’1%, il rapporto tra debito e pil tenderebbe a crescere dell’1,3%, con ciò rendendo quasi inutile qualsivoglia sforzo di risanamento.

A complicare gli scenari delle economie poco produttive (come la nostra) c’è il "fuoco amico" della Germania, che continua a esportare a raffica violando il limite previsto dall’Unione Europea: per tre anni consecutivi infatti il rapporto tra partite correnti, cioé le transazioni che quel paese effettua per la vendita e per l’acquisto di beni e servizi, e Pil tedesco ha totalizzato un surplus superiore al 6%. Così facendo Berlino si è recentemetne attirata le critiche degli Stati Uniti (laddove l’Unione tace): la Germania "Esporta troppo e manda in crisi l’Eurozona". E tra tutte le merci d’esportazione tedesca, la più pericolosa richia di chiamarsi deflazione.

STRATEGIE ANTI-DEFLAZIONE
Uno dei fenomeni che accompagna i periodi di deflazione è la mancanza di liquidità, di denaro circolante. La deflazione, dunque, in teoria si dovrebbe constrastare con la riduzione dei tassi di interesse. Ma non è così facile. Ne sa qualcosa il Giappone, dove una nuova contrazione dei prezzi (-0,3% annuo) conferma le difficoltà di superare 15 anni di deflazione. Nonostante i tagli delle tasse per favorire la spesa e i tassi di interesse fissati allo 0% dalla Banca Centrale nipponica, per favorire la liquidità circolante.

Attenzione, i prezzi calano! Perché in Europa è allarme deflazione
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