Zonin e gli altri: come distruggere il sistema bancario e cavarsela con una multa

Così i protagonisti dei peggiori crac bancari se la godono con pochi danni

In questi giorni di fibrillazione per l’ennesimo salvataggio pubblico, che ha messo in sicurezza questa volta le banche venete in ambasce, balza all’occhio come i protagonisti di vicende tanto gravi stiano pagando decisamente poco le loro oggettive responsabilità sull’accaduto. Spesso con una semplice multa. Com’è possibile chiedere ai contribuenti salvataggi pubblici e poi non punire adeguatamente i responsabili dello sfacelo?

ZONIN – Dal 20 gennaio 2016 aziende e vigne della Zonin 1821 appartengono ai tre figli di Gianni Zonin. Tutto intestato agli eredi con un passaggio generazionale che sicuramente era stato già previsto in tempi non sospetti, ma di certo ha messo al riparo il patrimonio di famiglia dalle tempeste giudiziarie. Zonin è infatti indagato a Vicenza per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. La stessa banca ha chiesto a lui e ad altri 31 ex dirigenti di risarcire 2,3 miliardi. Ed è stato multato dalla Consob (370mila euro) per illeciti nella vendita di azioni alla clientela. Ma finora l’inchiesta della procura di Vicenza ha procurato al Doge vicentino solo la seccatura di un interrogatorio di 5 ore in due anni e, appunto, la multa Consob.

BERNESCHI – “Mi aspettavo l’ergastolo. Ci mancava solo mi sparassero”. Lo scorso 22 febbraio non ha rinunciato al suo sarcasmo l’ex presidente di Carige, Giovanni Berneschi, nemmeno con una condanna a 8 anni e 2 mesi di reclusione per la maxitruffa al ramo assicurativo dell’ istituto bancario sulle spalle. C’è chi dice che l’ ex presidente, uomo libero fino alla pronuncia della Cassazione, se ne stia chiuso nel suo attico genovese e chi invece propende per un ritiro nella sua amata campagna spezzina. Ha una ricca pensione (200 mila euro solo di Inps, più il fondo integrativo della banca) e conta sull’ appello, anche perché non è tipo da golf o bridge.

BIANCONI – Sotto la direzione dell’ex ad Massimo Bianconi Banca Marche faceva credito a tutti, soprattutto agli amici. Il consiglio approvava fino a 83 pratiche di affido in meno di cinque minuti netti (è successo davvero, il 23 luglio del 2008, si legge nell’articolo su Il Giornale). Secondo gli avvocati dello studio Bonelli Erede, quello di Banca Marche è il più grave scandalo bancario dai tempi del crac Sindona. Tra i tanti primati, Bianconi detiene anche quello di essersi fatto pagare la buonuscita due volte, facendosi licenziare e assumere lo stesso giorno poco prima che Bankitalia vietasse i “paracaduti d’oro” per i banchieri.

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