Banche, esplode la rabbia dei clienti: “Persi i risparmi di una vita”


Il salvataggio per decreto delle 4 banche in difficoltà (Banca Marche, alla Popolare dell’Etruria, alla Cassa di risparmio di Ferrara fino a CariChieti) si porta dietro conseguenze indesiderate per una platea di circa 5mila investitori. Ci sono infatti in circolazione 728 milioni di euro di controvalore di bond subordinati di queste banche che vedranno il loro valore pressochè azzerato. Le 4 banche avevano prima del commissariamento patrimonio per circa 2 miliardi tondi tondi, un valore tecnico che rischia ora di essere pari a zero.

I vecchi soci delle 4 banche salvate restano infatti azionisti di fatto della bad bank, la ‘banca cattiva’ su cui sono state trasferite le sofferenze. Nella 4 nuove banche invece ci sono gli asset sani finanziate dai depositi (che sono salvi) e dalle obbligazioni ordinarie (anch’esse salve) e che vedono come azionista il Fondo di risoluzione, cioè lo strumento messo in campo dal Governo e dal sistema bancario per il salvataggio. Il prezzo salato è l’epilogo amarissimo per le decine di migliaia di vecchi soci storici delle 4 banche che hanno visto prima la caduta dei valori, poi le difficoltà palesi, infine le maxi-perdite e i commissariamenti con relative inchieste giudiziarie tuttora aperte sugli ex vertici degli istituti. Il titolo quotato dell’Eturia, per fare un esempio, valeva tre anni fa 1,8 euro ed è stato sospeso a febbraio del 2015 quando era già sceso sotto i 60 centesimi. Ora quell’azione con la bad bank vale zero.

LA BEFFA AI CLIENTI – Il quotidiano Il Giornale ha raccolto la rabbia di alcuni clienti di una delle banche coinvolte nel ‘salvataggio’, cui è stato chiesto il conto del salvataggio dell’Etruria, di Banca delle Marche, Carife e Carichieti varato domenica da Palazzo Chigi. Il paracadute aperto dalle big del credito arrivate in soccorso del governo salva infatti i correntisti e chi possiede obbligazioni ordinarie (che non saranno più al riparo dal gennaio 2016 quando scatteranno le nuove regole sul cosiddetto bail-in). Ma lascia fuori i possessori di bond subordinati per i quali il valore è stato semplicemente azzerato. O meglio, sacrificato sull’altare di chi ha portato l’Etruria sull’orlo del dissesto fino al commissariamento deciso da Bankitalia.

Letizia Giorgianni è originaria di Montepulciano – si legge – e con la mamma Sonia è una dei migliaia di risparmiatori che hanno sottoscritto in passato un bond subordinato con la banca aretina. Chi paga? “Noi, di sicuro”, risponde Letizia che sul bond ha investito 25mila euro mentre altri 70mila erano stati messi dalla madre Sonia. Era stata quest’ultima, nel 2008, a sottoscrivere l’obbligazione con scadenza 30 ottobre 2016 a un tasso di rendimento al 7%, consigliata dal consulente finanziario della banca di famiglia. “Sono correntista da anni, mi avevano detto che era a basso rischio, di non preoccuparmi anche se si trattava dei risparmi di una vita. Nessuno mi ha spiegato che poteva fallire la banca! E comunque la banca non è fallita, perché è proprio questo il paradosso”, dice Sonia. Per la signora era soltanto un codice (l’Isin, usato per identificare i titoli, che in questo caso era l’It0004119407). Nel luglio scorso, con l’istituto commissariato, si è accorta che stava perdendo circa 12mila euro. “Sono andata personalmente in banca ma mi è stato detto di stare tranquilla, che il bond sarebbe stato rimborsato a scadenza”.

Poi, ieri mattina, è arrivata una telefonata dalla filiale. “Il direttore ci ha detto che i soldi servivano per risanare il debito e quindi se fossimo andate a ritirarli non li avremmo trovati. L’ha definita una mossa politica del governo quasi per giustificarsi”, racconta la figlia Letizia. Che non si spiega perché un contratto firmato fra due parti – come quello su un bond – sia stato disatteso. “Di solito chi non rispetta i patti deve pagare e qui, invece, a rimetterci siamo state noi”. Sonia e Letizia non hanno ancora deciso se rivolgersi a un avvocato. Ma nella loro stessa situazione, secondo le stime dell’associazione amici di Banca Etruria guidata da Vincenzo Lacroce (per oltre vent’anni ispettore di Bankitalia), sono circa 5mila obbligazionisti subordinati, un terzo dei 15mila bondisti delle quattro banche da “salvare”. Alle nove obbligazioni subordinate emesse dall’Etruria per un totale di circa 375 milioni si aggiungono infatti le quattro di Banca Marche (205 milioni) e le tre di Carife (148 milioni) per un controvalore complessivo di quasi 730 milioni di euro. Tutte rimaste nella “bad bank” aretina.

Toni simili nelle Marche. E’ infuriato Bruno Stronati, il presidente dei piccoli azionisti di Banca Marche i quali (40mila in tutto)  hanno visto liquefarsi, in un secondo, tutti i loro risparmi. “Una rapina, così hanno tradito la nostra buona fede e si sono firmati la condanna a morte” – ha detto a Il Resto del Carlino. “Molti – aggiunge Stronati – avevano acquistato le azioni caldeggiate da funzionari e dipendenti, come soci avrebbero avuto una via preferenziale dicevano nelle pratiche in caso di finanziamento. E’ assurdo: avevano garantito a noi ma anche al governatore Ceriscioli che stavano lavorando per salvaguardare gli azionisti e questo è il risultato. Abbiamo convocato un’assemblea straordinaria per il 10 dicembre e già domani (oggi, ndr) ci incontreremo per valutare il da farsi. Credo che, parallelamente all’inchiesta giudiziaria, punteremo tutto sulla class action verso gli ex amministratori che hanno portato la banca al dissesto. Chiederemo conto pure di due anni e mezzo di commissariamento”.

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