Stop al roaming: l’Ue regala tre anni ai gestori telefonici

L'Ue rinvia la fine del roaming al 2018, permettendo alle compagnie di fare festa a scapito dei consumatori

Brusco stop in Unione Europea per mettere fine ai costi del ‘roaming’: i 28 riuniti a Bruxelles non sono riusciti a trovare il modo per evitare ai consumatori di pagare la gabella data dalla connessione tra operatori di paesi diversi. Telefonare da un paese dell’Ue all’altro continuerà a costare molto caro almeno fino al 2018. Un piccolissimo passo avanti vi sarà a metà del 2016, quando verrà concessa ai consumatori la possibilità di pagare allo stesso prezzo del proprio paese un numero molto limitato di sms, chiamate e dati alla tariffa nazionale, più un ulteriore taglio dei costi extra. Per il resto sarà necessario atterndere almeno altri tre anni.

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ACCORDO AL RIBASSO – Il testo uscito dalla riunione di Bruxelles è "meno ambizioso" di quello presentato a suo tempo dalla presidenza italiana, ma ha rassicurato i paesi medio-piccoli che avevano il timore di un effetto boomerang sui mercati nazionali. La soluzione trovata al rompicapo economico e politico del roaming è però ancora tutta da vedere: nel testo attuale non è stata ufficialmente fissata la quantità minima garantita di sms, chiamate e dati a tariffa nazionale, perché dovrà essere negoziata con l’Europarlamento. La proposta dei 28 però punterebbe ad appena 5 sms, 5 minuti di chiamate effettuate e 5 ricevute, e 5 Mb di dati giornalieri non cumulabili per un massimo di 7 giorni l’anno. (Continua sotto)

REAZIONI – Naturalmente quegli eurodeputati che in campagna elettorale avevano puntato forte su una proposta per lo `zero roaming´ a Natale 2015, hanno già annunciato battaglia, dalla relatrice Pilar Del Castillo alla relatrice ombra Patrizia Toia che ha giudicato "inaccettabile" il rinvio, mentre per il leader dei liberaldemocratici Guy Verhofstadt "gli stati membri dovrebbero morire dalla vergogna" perché così "gli unici vincitori sono gli operatori telecom nazionali".

LE RAGIONI DELLA DIFESA – A difendere strenuamente il pagamento del roaming e di conseguenza gli interessi delle compagnie è stata la presidente del Berec (l’organismo Ue che riunisce i regolatori delle telecomunicazioni dei 28), la portoghese Fatima Barros. La quale, però, sostiene di aver difeso gli interessi dei consumatori "che non viaggiano tra uno stato e l’altro" o dei paesi che ricevono molti turisti, i quali avrebbero rischiato di pagare con aumenti tariffari lo “sconto” provocato dall’abolizione del roaming.

"Lo scambio di traffico tra i paesi non è bilanciato – dice Barros – i costi per gli operatori ci sono e alla fine qualcuno deve pagarli, quindi se eliminiamo semplicemente il roaming significa che gli operatori dei paesi che ricevono più turisti, dato che i costi non sono assorbiti, devono rifarsi sui propri utenti finendo per aumentare le tariffe nazionali, e questo sarebbe ingiusto viste le enormi differenze tra i paesi". E ci sarebbe anche un impatto sulle reti nelle zone più frequentate dai turisti se questi facessero uso senza limiti di internet come a casa. Per esempio, "i cittadini del Nord Europa vanno all’estero molto più spesso di quelli del Sud, e hanno anche abitudini di consumo di internet molto superiori". Finirebbero per essere quindi i consumatori italiani, portoghesi o spagnoli a pagare lo `zero-roaming´ dei turisti svedesi od olandesi.

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