Sicilia, i numeri dello spreco: 2 miliardi di stipendi pubblici sui 6 nazionali

Tremila fanno i sindacalisti e 2.800 assistono parenti malati

In tempi di ritorno agli onori delle cronache del Ponte sullo Stretto, fa impressione scorrere i dati degli sprechi in Sicilia e calcolare, come ha fatto il sito Linkiesta, che brazionalizzando la spesa si potrebbe costruire un ponte ogni cinque anni, altro che stanziamento da 2 miliardi del governo centrale. Perchè oltre ad avere una spesa per il personale pubblico di 2 miliardi sui 6 totali dell’italia, la Sicilia è anche la regione degli inamovibili, dove in tremila fanno i sindacalisti e 2.800 assistono parenti malati.

NUMERI – Su 15 mila addetti della Regione Sicilia 6 mila non possono essere trasferiti: 3mila di loro – uno su cinque – in quanto dirigenti sindacali. Tremila, perché usufruiscono dei 3 giorni di permesso al mese (e dell’intrasferibilità) previste della “legge 104” per disabilità propria o di un familiare. La Sicilia è l’unica regione in cui i comuni spendono più del 40% di spesa corrente per il personale. Nel resto dell’Italia la media è attorno al 20%. Ancora: la sola assemblea regionale siciliana costa circa 165 milioni di euro, laddove in Lombardia ne costa 68, in Piemonte 66, in Campania 62.

Il bilancio 2015 della Regione Sicilia è in disavanzo di 6,19 miliardi e un accordo Stato-Sicilia ha concesso all’Isola che la compartecipazione agli introiti Irpef passi dai 500 milioni del 2016 a 1,7 miliardi nel 2018. In cambio, la Regione dovrà tagliare il 3% di spesa corrente, a partire dal 2017.

CROCETTA – Ora la Funzione pubblica sta incrociando i dati, il governatore Crocetta non ha dubbi: “Qualcuno vuole fare il furbo, ma adesso basta — dice — chi usufruisce della legge 104 è vero che non può essere trasferito da una città a un’altra, ma può essere spostato da un assessorato a un altro. Inoltre va trasferito anche il dipendente che è diventato dirigente sindacale soltanto negli ultimi mesi per evitare di cambiare ufficio. Voglio essere chiaro: chi si oppone al trasferimento sarà licenziato”.

Mossa tardiva? Lo si vedrà. Quel che è certo è che in Sicilia, prima di avventurarsi in opere come il ponte, sarebbe fondamentale intervenire sugli sprechi di cui sopra e prevedere un piano d’investimenti di più ampio respiro. Filippo Romeo, il Direttore del Programma “Infrastrutture e Sviluppo Territoriale” dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, ne ha tracciato un bel quadro su Formiche. Parla, Romeo, di “un hub aeroportuale, ovvero un raccordo degli aeroporti attuali, migliorati e potenziati, al centro della Sicilia per intercettare le rotte che arrivano dall’Asia e dalle Americhe per poi distribuire il traffico all’interno del Mediterraneo, verso l’Europa e verso l’Africa”. E ancora, del collegamento dei porti con le linee di alta velocità e capacità, ancora tutta da costruire. Su cui si innesta, ovviamente, anche il Ponte.

“Un tale sistema di infrastrutture logistiche integrate – conclude Romeo – consentirebbe di intercettare tutti i traffici che passano per Suez e garantirebbe alle merci ed al prodotto industriale italiano di andare sui mercati internazionali con un 25% di costo in meno”. Fosse anche la metà, sarebbe abbastanza. Investimenti costosi, certo. Ma sappiamo dov’è la spesa pubblica improduttiva e dove tagliarla, perlomeno in Sicilia. E se non facciamo niente – come Italia, non solo come Sicilia – siamo semplicemente complici del suo sottosviluppo. E del nostro declino.

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