Sanità, la lista d’attesa è lunga mesi: ma se paghi la visita è domani

Succede nella sanità pubblica un po' in tutta Italia, con alti e bassi tra le differenti regioni

Un anno di attesa per fare una Tac, 8 mesi per una mammografia, 6 mesi per una visita oncologica. Altro che prevenzione. Gli ultimi dati Censis spiegano che nell’ultimo anno undici milioni di italiani hanno rinunciato alle terapie a causa dei tempi troppi lunghi e dell’impossibilità di pagare una visita privata o in intramoenia.

A PAGAMENTO, SUBITO – Eppure se si paga, improvvisamente le visite si possono fare il giorno successivo. La formula è più o meno questa: “La lista d’attesa è di diversi mesi. Ma a pagamento può venire già domani”. Una realtà ricorrente, a volta ordinaria, che capita nella sanità pubblica un po’ in tutta Italia, con alti e bassi tra le differenti regioni. E a rimetterci sono sempre i pazienti. A raccontare la sanità negata è un reportage di Presa diretta.

LA BEFFA DEI 30 GIORNI – I dati nazionali diffusi dall’ultimo Pit Salute 2015, realizzato dal Tribunale del Malato, parlano di tempi medi per le prestazioni che sono ben lontani dai 30 e 60 giorni previsti rispettivamente per visite ed esami diagnostici dal piano del Ministero della Salute recepito dalle Regioni e tuttora in vigore.
Nella realtà occorrono tredici mesi di attesa per una risonanza magnetica; un anno per una mammografia o una Tac; nove mesi per un’ecografia; sette per una radiografia. E ancora: tredici mesi per una visita psichiatrica, nove per un controllo oculistico, otto per un appuntamento dal cardiologo, sei per essere ricevuti dall’oncologo e altrettanti dall’ortopedico. Tempi inaccettabili perché rischiano di compromettere il senso stesso della prevenzione e della diagnosi tempestiva.

TAGLI ALLA SANITA’ – Il dramma, rispetto a questa situazione, è che si continua a parlare di tagli alla sanità, mentre è in costante aumento la spesa sanitaria annuale sostenuta di tasca propria dai pazienti: 34,5 miliardi nel 2015, oltre 500 euro a persona. In due anni l’incremento è stato del 3,2%, il doppio rispetto all’aumento della spesa per i consumi delle famiglie nello stesso periodo, pari a +1,7%.
Chi ha più soldi, oggi si cura prima e meglio. Ma così si lede anche un principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini rispetto alla cura”, racconta il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, come riporta La Stampa.

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