Ricaricabili, Internet sul cellulare può costare dai 4 ai 6 euro al giorno

La trappola degli operatori telefonici: quando un messaggio su WhatsApp o Facebook può costare fino a 6 euro

Il traffico Internet sulle schede telefoniche ricaricabili può far schizzare i costi fino a 6 euro al giorno e intaccare il credito senza che l’utente riesca a darsi una spiegazione. L’allarme arriva da un’indagine dell’Adnkronos sulle tariffe “base” di Tim, Wind e Vodafone.

TIM, WIND E VODAFONE – In Tim Base e Wind Senza Scatto, navigare su Internet costa 4 euro al giorno, mentre la tariffa giornaliera della ricaricabile a consumo di Vodafone è di 6 euro al giorno fino al raggiungimento di 1giga. La navigazione si attiva automaticamente se l’utente si connette a un sito web. Come a dire che l’utente meno attento, può mandare anche solo un messaggio su Whatsapp e vedersi scalare dai 4 ai 6 euro dal suo credito.

TRE ITALIA – Tre Italia ha una prepagata base solo telefono e sms, dai costi rispettivamente di 15 cent a sms e 15 cent al minuto di telefonata scatto alla risposta. Internet è attivo di default, si blocca solo togliendo i dati sul telefono e il costo è di 20 centesimi a megabyte senza limiti, se non quello del credito esaurito.

TARIFFE FLAT – Se per la prepagata base bisogna fare molta attenzione, anche con le tariffe flat delle prepagate l’utente non può abbassare la guardia: succede infatti che per pochi mega si superino i giga del proprio profilo e a quel punto il credito si esaurisce molto velocemente. Anche in questo caso bisogna leggere con attenzione cosa prevedono le condizioni del profilo, come spiega Valeria Graziussi del Codacons: “La questione – dice – è capire cosa succede quando si oltrepassa la soglia della propria tariffe flat, perché sforando minuti o gigabyte, il credito viene intaccato in maniera più importante in rapporto a quanto si spenderebbe all’interno del piano tariffario flat”.

ATTENZIONE AI CONTRATTI – “Questi costi devono essere scritti nelle condizioni generali del contratto che viene firmato“, sottolinea Graziussi. “Nella maggior parte dei casi vengono riportati, ma il problema – spiega ancora – è che l’utente non legge le condizioni oppure per farlo deve andare sul sito web dell’operatore e in molti non lo fanno”.

LE APP SONO UN PROBLEMA – Un problema, come osserva Dino Cimaglia dell’Unione Nazionale Consumatori, dovuto al sempre più ampio consumo dei dati dovuto allo sviluppo delle app: “In molti non riescono a rimanere all’interno della quantità di traffico dati contenuto nella tariffa flat. Alcune applicazioni, come Facebook, nel tempo si è aggiornata con versioni che consumano sempre più dati”.

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