Referendum, cosa succede dopo il voto. I 4 possibili scenari

Quali conseguenze l’esito del voto avrà sulla tenuta del governo e sulla legislatura

La campagna elettorale per il referendum confermativo della revisione costituzionale ha caricato il quesito di valenze politiche che vanno chiaramente al di là della sola materia costituzionale. La prima delle quali è senz’altro la conseguenza che l’esito del voto avrà sulla tenuta del governo e sulla legislatura. Negli ultimi mesi il premier Matteo Renzi ha dichiarato tutto e il contrario di tutto (esco dalla politica, mi dimetto da premier, resto al mio posto..). Cosa farà, lo sapremo lunedì 5 dicembre alla luce del risultato del voto, anche se probabilmente si innescherebbero dinamiche politiche per cui la scelta non sarebbe più soltanto sua.

Economist, Wall Street Journal, New York Times, Finacial Times hanno a più riprese detto la loro sul referendum italiano. Quest’ultimo, fra i più attivi del seguire la campagna italiana, suggerisce uno schema sulle quattro possibilità che si aprono sul dopo referendum. Una in caso di vittoria del SI, tre in caso di vittoria del NO.

VITTORIA DEL SI – Un “Trionfo di Renzi”, ovvero la vittoria del SI, secondo il quotidiano britannico, “non porrebbe comunque fine al rischio politico” perché: “la preoccupazione principale di Renzi sarebbe rafforzare la maggioranza in vista delle elezioni del 2018, facendo passare in secondo piano il lavoro sulle riforme economiche”. Resterebbero inoltre sul tavolo i problemi del settore bancario, che a differenza di quanto teorizzato dallo stesso Financial Times “potrebbero scoppiare anche con una vittoria del SI”. E ci sarebbe una sorta di Nazareno bis, ovvero “un accordo con Forza Italia per cambiare la legge elettorale, con l’obiettivo di limitare il potere del Movimento 5 Stelle se dovesse vincere le prossime elezioni”. Senza dimenticare che lo stesso premier ha dichiarato la disponibilità a rimettere mano alla legge elettorale anche in caso di vittoria del sì, andando incontro a una richiesta che arriva anche dall’interno del suo partito. E comunque, sarà necessario affrontare il capitolo della legge elettorale del Senato, visto che l’Italicum riguarda solo la Camera.

VITTORIA DEL NO – In caso di vittoria del NO si prefigurano tre possibili scenari:

  • Governo tecnico: Renzi si dimette, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella svolge le consuete consultazioni con i partiti e sceglie un primo ministro a capo di un governo con un mandato tecnico, ovvero quello di fare la Legge di Bilancio dell’anno prossimo, evitare i riflessi negativi che secondo il quotidiano rischiano di affliggere l’economia e la finanza, modifiche alla legge elettorale. Ci sono anche i nomi ritenuti papabili: il ministero dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il titolare della Cultura, Dario Franceschini, il presidente del Senato, Piero Grasso.
  • Elezioni anticipate: Si tratta di un’ipotesi sostenuta soprattutto dai partiti d’opposizione, Movimento 5 Stelle e Lega Nord, e “anche molti parlamentari del Pd preferirebbero andare a nuove elezioni piuttosto che sostenere un Governo provvisorio e impopolare”, anche in base alla considerazione che “Renzi, dopo Mario Monti ed Enrico Letta, è il terzo premier non eletto e averne un quarto potrebbe infiammare ulteriormente l’opposizione populista”.
  • Renzi bis: questo è uno scenario ipotizzato nel caso di una vittoria del no ‘di misura’, quindi di un risultato vicino alla parità. In questo caso però, sottolinea il Ft, “l’opposizione potrebbe accusare Renzi di ignorare la volontà popolare”.

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