Rai, caos compensi: è scontro sul tetto agli stipendi

Da aprile il tetto di stipendio di 240mila euro verrà applicato anche ai contratti di artisti e presentatori

Dopo manager e giornalisti dipendenti, anche le star della tv sono finite sotto la mannaia della riforma dell’editoria approvata lo scorso ottobre. Il cda Rai ha infatti tagliato anche i compensi agli artisti: da aprile il tetto di stipendio di 240mila euro verrà applicato anche ai contratti di collaborazione e consulenza di natura artistica. In pratica ad artisti e presentatori.

Saranno coinvolti i personaggi più noti della tv pubblica come Fabio Fazio, Claudio Insinna, Antonella Clerici, Bruno Vespa, Massimo Giletti, Carlo Conti, Piero e Alberto Angela, Amadeus, Lucia Annunziata (i loro compensi sono a volte superiori ai 500 mila euro annui).

LE REAZIONI – Secondo Campo Dall’Orto, dg di viale Mazzini, la legge sul tetto ai compensi degli artisti della Rai “metterebbe oggettivamente la Media Company di servizio pubblico in una condizione di subalternità rispetto alle altre aziende presenti sul mercato”.

Di opposto avviso Giovanni Minoli, per il quale il tetto di 240mila euro anche per artisti e conduttori della Rai “è sacrosanto”. “Il mercato è profondamente cambiato – ha detto in un’intervista- e qualcuno mi spieghi perché io devo pagare 3 milioni alla Clerici e 1,8 alla Annunziata per mezz’ora di intervista alla settimana”. Per Minoli, “Si deve fare in modo che una quota parte della concessione si leghi ai progetti. Per esempio dei 400 milioni in più piovuti dal canone nella bolletta elettrica, 200 se ne potrebbero assegnare a tv che non siano la Rai”.

Bruno Vespa parla all’Ansa: “Credo che il cda abbia voluto in qualche modo invitare il ministero dell’Economia a una decisione di buon senso, se si vuole che la Rai resti nel mercato. E poiché il ministro Padoan ha dato molte prove di essere una persona di grande buon senso, sono fiducioso che si troverà presto una soluzione”.

“Non c’è problema, è una legge dello Stato, una decisione del Cda Rai, io obbedisco”, dice Lucia Annunziata, “Un’azienda ha il diritto di decidere come pagare. Personalmente trovo anche giusto che il servizio pubblico offra un pagamento inferiore a quello che è il mercato”.

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