Ospedali a rischio: 40mila medici in fuga nei prossimi dieci anni

Nel mirino i blocchi delle assunzioni e i numeri troppo chiusi nelle ancora più ambite scuole di specializzazione

Nei prossimi dieci anni rischiano di sparire 40mila camici bianchi. A mancare all’appello saranno soprattutto chirurghi, ginecologi, pediatri, internisti, specialità delle quali non si può fare a meno. Con la conseguenza che potrebbe andare in tilt il nostro sistema di assistenza sanitaria.
A lanciare l’allarme sulla fuga dagli ospedali d’Italia è uno studio condotto dall’Anaao, che denuncia il blocco delle assunzioni e i numeri troppo chiusi delle scuole di specializzazione, oltre a una classe medica carente e a  dottori sempre più anziani.

Blocco del turn over mette a rischio i nostri ospedali
I numeri dello studio parlano chiaro, come riporta La Stampa: in un decennio andranno in quiescenza 47.300 specialisti ospedalieri più 8.200 universitari e specialisti ambulatoriali. In tutto un esodo di 55.500 medici. E siccome vige il parziale blocco delle assunzioni, che consente di sostituire solo un camice bianco su quattro, significa che all’appello mancheranno appunto 40mila dottori. Nemmeno a dire che a contenere le perdite serviranno gli stanziamenti dell’ultima legge di Stabilità, visto che servono a stabilizzare settemila precari che già lavorano e non ad assumere nuova forza lavoro. Lo stesso dicasi delle tremila assunzioni programmate lo scorso anno dal Governo, quasi tutte ferme al palo perché la maggioranza delle regioni si è guardata bene dal presentare i dati sui propri fabbisogni.

Classe medica vecchia, pochi posti disponili nelle scuole di specializzazione
A fronte di una classe medica carente e di medici sempre più anziani (il 48,7%, ha più di 55 anni, con gli ultrasessantenni sopra quota 20% mentre i giovani tra i 30 e i 34 anni sono appena l’1,7%), bisogna fare i conti con il blocco delle assunzioni e sempre meno posti disponibili nelle scuole di specializzazione. Oggi le porte si aprono a 6.100 laureati in medicina mentre ce ne sarebbe bisogno di 7.900 l’anno. Intanto già ora quelli che ci sono non bastano. La riprova viene dalle oltre settemila segnalazioni sul mancato rispetto dello stop ai turni massacranti imposto dalla direttiva europea sull’orario di lavoro.

Fuga all’estero
Chi riesce a specializzarsi, con almeno 11 anni di studio tra laurea e specializzazione, si ritrova in un esercito di precari. Chirurghi che fanno turni massacranti in corsia con contratti a termine che, non vengono rinnovati, perché le strutture sanitarie hanno un gran bisogno di loro ma non hanno le risorse necessarie per nuove assunzioni. Ecco perché non trovando sbocchi in Italia, sempre un maggior numero di camici bianchi emigrano all’estero. A richiedere la documentazione per poter esercitare oltre confine erano solo in 369 nel 2009, sono diventati 1.836 lo scorso anno.

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