Olimpiadi a Roma: il no della Raggi ‘brucia’ 10 miliardi di investimenti

Ma il Governo ancora si trova a pagare mutui accesi in occasione dei mondiali di calcio di Italia 90

(Teleborsa) – “E’ da irresponsabili dire sì a questa candidatura. Con questi Giochi ci chiedono di fare altri debiti per i romani: noi non ce la sentiamo. Diciamo no alle Olimpiadi del mattone”. Con queste parole Virginia Raggi, sindaco di Roma, ha bocciato definitivamente le Olimpiadi nella Capitale per il 2024, vanificando tutto il lavoro preparatorio all’evento supportato in prima persona da Giovanni Malagò, numero uno del Coni, che non ha nascosto tutta l’amarezza personale e del mondo dello sport per la bocciatura del progetto, per quelli che avrebbero potuto essere i Giochi del rilancio della Capitale.

Al di là delle prese di posizioni delle due correnti a favore o contro i Giochi Olimpici a Roma – da una parte chi accusa il sindaco di aver gettato all’ortiche un’occasione unica di investimenti nella capitale, dall’altra chi ritiene che proprio quegli investimenti sarebbero andati a ingrassare i soliti affaristi e palazzinari – è innegabile che le cifre in ballo per un evento come quello Olimpico sarebbero state un volano per l’economia della città e di un Paese.

In tempi non sospetti, lo stesso Malagò affermò che qualora Roma fosse stata scelta per ospitare i 33esimi Giochi Olimpici, il costo complessivo avrebbe raggiunto i 9,7 miliardi di euro, cifra dalla quale tuttavia sottrarre i 5,5 miliardi previsti per l’investimento e la spesa programmata per le infrastrutture nei programmi pubblici per gli stessi anni (2017-2023) per Roma e il Lazio. Non solo. E’ stato evidenziato come le Olimpiadi avrebbero avuto un impatto positivo sui redditi e sui consumi delle famiglie per circa 3 miliardi di euro, con benefici vicini ai 2 miliardi per le imprese. Senza contare gli effetti sulle entrate fiscali a livello centrale e locale per quasi 1 miliardo.

Ai possibili vantaggi economici dell’ospitare le Olimpiadi nella Capitale, coloro schierati sul No a Roma 2024 hanno portato sul tavolo le argomentazioni dei fallimenti seguiti ai Giochi in altri Paesi. Il caso più lampante è quello greco, che con Atene 2004 ha recitato il canto del cigno prima del fallimento: ospitare i giochi portò a un esborso di circa 7 miliardi di euro, il 60% in più di quanto inizialmente preventivato, ma la storia delle Olimpiadi è piena di preventivi mai rispettati appieno, fatta eccezione per Londra 2012, sinora l’unico caso virtuoso.

Contro le Olimpiadi di Roma, non hanno certo giovato i costi che il Governo sta ancora sostenendo per i Mondiali di calcio di Italia 90. Nel bilancio di previsione di Palazzo Chigi del 2014 risulta ancora una voce che fa riferimento ai mutui accesi per l’organizzazione di Italia 90 per la costruzione degli stadi. Il conto è di 61 milioni e 200 mila euro, pagati anche nel 2013 e nel 2012, per un costo complessivo di 3,7 miliardi, per impianti che oggi sono inutilizzati od obsoleti. Non andò meglio con le Olimpiadi invernali di Torino 2006, per organizzare le quali la spesa fu di circa 3 miliardi, mentre il ritorno economico fu di 1 miliardo. A testimonianza dello spreco che può accompagnare i Giochi, la pista olimpica del bob, costata 110 milioni di euro, a fronte di un preventivo di 60 milioni, e utilizzata una sola volta, in occasione della gara olimpica.

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