Ocse lancia l’allarme: “Una valanga travolgerà banche e correntisti”

Il sistema finanziario globale è diventato pericolosamente instabile e rischia una valanga epica di default

Dopo l’allarme lanciato tramite le pagine del Guardian dagli analisti della Bank of Scotland, anche l’Ocse lancia l’allarme: il 2016 potrebbe essere l’anno di un nuovo e pesante default bancario, anche peggio del crollo Lehman Brothers del 2007, con un oprevedibile effetto domino sull’intero sistema finanziario mondiale, definito “pericolosamente instabile”.

Autore della fosca previsione è è William White, presidente della Commissione di revisione dell’Ocse ed ex economista presso la Banca dei Regolamenti Internazionali, intervistato dal Telegraph alla vigilia della riunione annuale del Word Economic Forum di Davos: “La situazione è peggiore di quella del 2007. Le nostre munizioni macroeconomiche per combattere le crisi sono praticamente esaurite. Negli ultimi otto anni, i debiti hanno continuato a crescere, raggiungendo livelli tali in ogni parte del globo da diventare una potente causa di danni. Nella prossima recessione sarà ovvio che molti di questi debiti non saranno mai rimborsati, e tale fattore andrà a discapito di molti investitori che credono che gli asset che possiedono valgano qualcosa. L’unico interrogativo è se saremo capaci di guardare in faccia la realtà e affrontare quello che sta arrivando in un modo ordinato, o se invece tutto accadrà nel caos. I giubilei del debito vanno avanti da 5.000 anni, e risalgono al tempo dei Sumeri”.

Il problema verrà principalmente dalla necessità di ristrutturazione dei debiti, soprattutto in Europa. Le banche europee hanno ammesso, d’altronde, di avere i bilanci ingolfati da crediti deteriorati per un valore di ben $1.000 miliardi e sono tra l’altro pesantemente esposte verso i mercati emergenti. Secondo White, gli istituti bancari del vecchio continente avranno probabilmente necessità di ricapitalizzazioni fin qui inimmaginabili, col coinvolgimento degli azionisti e dei correntisti sopra i 100.000 euro secondo le regole del bail in.

White sottolinea inoltre come gli stimoli dati dalle banche centrali con il Quantitative Easing e la politica dei tassi a zero, adottata dopo la crisi di Lehman Brothers, abbia alimentato nei mercati emergenti bolle sul credito e un indebitamento in dollari difficile da controllare. “Dopo la crisi di Lehman Brothers i mercati emergenti si sono presentati come una soluzione. E invece ora fanno parte anche essi del problema“. La svalutazione dello yuan da parte della Cina, in questo senso, rappresenta una sorta di metastasi del cancro che ha colpito di nuovo la finanza mondiale. “Ogni economia rilevante sta combattendo una guerra valutaria, anche se insiste che il QE non ha nulla a che fare con la svalutazione competitiva. La situazione è talmente negativa che non esiste una giusta risposta. Se (la Fed) alzerà i tassi, le cose andranno male. Se non alzerà i tassi, le cose andranno anche peggio”.

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