Made in Italy da record grazie all’agroalimentare

Crescono allo stesso ritmo gli acquisti dai Paesi Ue e non-Ue, ma CETA e sanzioni pongono serie minacce

La ripresa italiana vola sulle ali dell’export. I numeri record ottenuti nello scorso anno si sono confermati anche nella prima parte del 2017, con una crescita sostenuta dell’8,2% che coinvolge in maniera analoga sia l’area Ue che quella extra-Ue (+8,3%).

Numeri che fanno gioire il Ministero dello Sviluppo Economico; in ambito comunitario, infatti, si tratta di un guadagno di poco più di 22,3 miliardi di euro. Il surplus commerciale verso la stessa area si attesta a circa 5,6 miliardi di euro, mentre in questo mese è pari ad oltre 1,2 miliardi, andando così in attivo per il diciottesimo mese consecutivo.

Una situazione analoga si riscontra dai dati del commercio dell’Italia su scala mondiale: le vendite di prodotti italiani nei mercati globali hanno totalizzato un flusso di poco superiore ai 39,5 miliardi di euro. Qui i singoli tassi di crescita verso i Paesi sono superiori rispetto al Vecchio continente: se Spagna (+11,9%), Germania (+7,1%) e Francia (+4,8%) si confermano nostri partner commerciali, interessanti risposte provengono dai mercati emergenti, con il dato a due cifre degli acquisti dalla Cina (+28,4%) e dalla Russia (+24,5%).

Quest’ultimo risultato è particolarmente significativo alla luce delle sanzioni imposte da USA e UE, che hanno colpito in particolare l’export agroalimentare. Nonostante ciò, il comparto nel suo complesso continua a macinare primati, con una crescita nel primo semestre vicina all’11% rispetto allo stesso periodo del 2016, e un fatturato per l’anno solare di 38,4 miliardi.

La Coldiretti rileva che quasi i due terzi delle esportazioni riguardano i Paesi dell’Unione Europea (Germania e Francia, in particolare), con gli Stati Uniti di gran lunga il principale mercato dell’Italian Food fuori dai confini dall’Unione. Il prodotto italiano più esportato all’estero risulta essere il vino, seguito dall’ortofrutta fresca.

 

Cifre importanti, ma che potrebbero essere consolidate ancora di più con un’efficace tutela contro il fenomeno della “agropirateria” internazionale, che falsifica quasi due prodotti alimentari di tipo italiano su tre, guadagnando oltre 60 miliardi di euro l’anno. Nello specifico, a preoccupare gli agricoltori sono gli effetti del Trattato di libero scambio con il  Canada (CETA) in corso di ratifica, con cui si sta aprendo un pericolo precedente in Europa grazie al “via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali”.

Made in Italy da record grazie all’agroalimentare
Made in Italy da record grazie all’agroalimentare