L’Ue minaccia l’Italia: “Manovra bis o restituite fondo flessibilità”

I tecnici avvertono la Commissione: deficit e debito fuori controllo

L’Unione europea non molla, il pressing sull’Italia e sul governo Gentiloni per tenere fede alla manovra bis da 3,4 miliardi si fa asfissiante. Fino a minacciare l’addio al fondo di flessibilità. Secondo il Comitato economico e finanziario – il gruppo di lavoro che riunisce governi, Commissione e Bce – c’è infatti il rischio concreto che salti un pezzo della flessibilità, quella per gli investimenti, concessa all’Italia nel 2016. Circostanza che farebbe traballare l’intera costruzione dei conti degli ultimi due anni e che nel peggiore degli scenari potrebbe portare alla richiesta di restituzione dei soldi, lo 0,2% del Pil, altri 3,4 miliardi, o parte di essi per non finire in procedura d’infrazione.

Come noto, Bruxelles aveva sostanzialmente bocciato la legge di Bilancio 2017, del resto ‘viziata’ dalle numerose concessioni che il governo Renzi promosse con l’obiettivo di vincere il referendum dello scorso 4 dicembre. Tuttavia, forse proprio per il motivo indicato, l’Europa ha deciso di concedere un supplemento di due mesi rinviando la decisione sull’apertura di una procedura per deficit eccessivo per il mancato rispetto della regola del debito a maggio. Scelta che ha dato due mesi in più a Roma per approvare la correzione strutturale pari allo 0,2% del Pil, 3,4 miliardi, al momento ancora in gestazione ma pretesa dalla Commissione.

Secondo la Ue nel 2017 il deficit salirà al 2,4% del Pil dal 2,3% registrato nel 2016 mentre il debito è proiettato verso il 133,3%. Nel 2017, l’Italia avrebbe dovuto portare a casa una correzione strutturale pari allo 0,6% del Pil mentre ci sarà un deterioramento dello 0,4%. Per questo il Comitato afferma che Roma “rischia una deviazione significativa rispetto all’aggiustamento nel 2017” anche tenendo conto del bonus dello 0,32% del Pil, circa 5,5 miliardi, per migranti e terremoti. Dunque “a prima vista c’è l’evidenza del rischio di un deficit eccessivo basato sulla regola del debito”, la norma che impone di correggere il deficit strutturale per abbassare appunto il debito.

I problemi riguardano però anche i conti del 2016, che non tornano del tutto. Il Comitato scrive che “le condizioni per la flessibilità per gli investimenti – cioè che questi rimangano quanto meno allo stesso livello dell’anno precedente – attualmente non sembrano rispettate”. In poche parole, il governo aveva promesso di aumentare gli investimenti ma poi non è stato di parola. Dunque potrebbe cadere parte dei 19 miliardi di flessibilità, 3,4 miliardi, concessa nel 2016 a Renzi dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker (il resto della flessibilità era giustificata da riforme, migranti e ciclo economico infelice). Su questo punto la palla torna proprio alla Commissione, che a maggio, una volta acquisiti i dati definitivi di Eurostat sugli investimenti, verificherà se ci sono le condizioni per concedere ex post quella flessibilità.

Decisiva resta la manovra correttiva da 3,4 miliardi per il 2017 da approvare entro aprile: se sarà completa e credibile il problema della flessibilità per gli investimenti – gli altri 3,4 miliardi che potrebbero mancare per il 2016 – sarà risolto con qualche escamotage tecnico, altrimenti le due questioni si sommeranno con il rischio concreto che l’Italia finisca in procedura d’infrazione.

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