L’infedeltà costa, chi tradisce paga gli alimenti. Lo dice la Cassazione

Il caso di una coppia di Bassano del Grappa

Il tradimento accertato del coniuge, se la conseguenza è il divorzio, può avere strascichi economici non da poco per il fedifrago. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, condannando una donna veneta a riconoscere un assegno da 400 euro mensili all’ex marito.

LA VICENDA – Il caso riguarda una coppia di Bassano del Grappa, in Veneto. Renato T. (classe 1947) si è visto riconosciuto il diritto a ricevere dalla ex moglie fedifraga, Giuliana B. (classe 1959), un assegno di 400 euro al mese come contributo al suo mantenimento. La signora, la cui infedeltà fu scoperta da un investigatore privato, deve inoltre provvedere interamente al mantenimento dei due figli della coppia, uno maggiorenne e l’altro non ancora, perché evidentemente ha un reddito maggiore rispetto all’ex marito.

La prima a rivolgersi al giudice era stata la donna, nel giugno del 2010, quando aveva chiesto la separazione, con il diritto alla casa e a ricevere almeno mille euro al mese per i due figli, oltre al 50% delle spese straordinarie. Il marito aveva contrattaccato chiedendo l’addebito per Giuliana e il mantenimento per sé e per i figli per almeno duemila euro al mese, oltre alle spese straordinarie.

Nel 2012, il Tribunale di Bassano del Grappa dichiarava la separazione con l’addebito alla moglie, affido condiviso del figlio minore, casa coniugale a lei, a suo carico il mantenimento dei figli e un assegno di 250 euro per l’ex marito. Contro questa decisione, Giuliana aveva fatto ricorso alla Corte di Appello di Venezia che nel 2013 l’aveva ulteriormente punita elevando a 400 euro l’assegno per Renato e lasciando inalterate le altre statuizioni.

“È onere di chi tradisce dimostrare che tutto andava già a rotoli e che la relazione extraconiugale non ha intaccato più di tanto ‘una situazione matrimoniale già compromessa’. Come avviene nel regime dei separati in casa, quando si verifica il caso ‘infrequente, ma non eccezionale’ della ‘accettazione reciproca di un allentamento degli obblighi’ coniugali. Con questa motivazione la Cassazione ha confermato la sentenza.

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