Le banche italiane hanno i costi più alti d’Europa

Lo rivela la Cgia di Mestre: negli ultimi anni sono scesi ricavi e prestiti ma sono cresciute le commissioni

Nonostante il calo registrato negli ultimi anni, i costi strutturali del nostro sistema bancario rimangono i più elevati d’Europa. Lo indica la Cgia di Mestre da cui emerge come nel 2014 le spese operative sono state pari a 49,5 miliardi di euro, ovvero l’1,83% del totale delle attività (che a fine 2014 ammontavano a 2.701 miliardi). Una incidenza nettamente superiore nell’ambito delle prime dieci economie Ue. Al secondo posto l’Austria con 1,62% quindi la Spagna con 1,40, la Francia con 1,36 e la Germania con 1,33%.

ANDAMENTO DEI COSTI- Nel 2014 i margini di interesse, ovvero i guadagni provenienti prevalentemente dall’erogazione del credito, sono scesi a 39,3 miliardi di euro, quelli delle commissioni bancarie nette sono salite a 27,6 miliardi e quelli riconducibili ad altri ricavi, cioè da attività extra-creditizie o di trading finanziario hanno toccato quota 11,4 miliardi.
Il risultato è che le commissioni bancarie sono aumentate di 2,8 miliardi (+11,5 per cento) e gli altri ricavi sono saliti a 9,4 miliardi (+474 per cento).

COSTI FISSI ELEVATI – Dall’analisi risulta che le banche italiane presentano un’incidenza dei guadagni da attività legate ai prestiti bancari sul totale ricavi (margine di intermediazione) tra i più bassi in Ue.
Come riporta Ansa, considerando l’enorme crescita delle sofferenze in capo alla clientela e il fatto che la riduzione dei tassi di interesse ha ridotto ai minimi i margini di redditività delle banche, gli istituti di credito “appesantiti da costi fissi ancora molto elevati, hanno ritenuto più conveniente ridurre gli impieghi, e quindi i rischi” (scesi fra aprile 2015 e 2016 di 25,3 miliardi), e “aumentare i ricavi dalle commissioni sui conti correnti, sui servizi bancomat/carte di credito, i servizi di incasso/pagamento, etc. e dalle attività extra creditizie (vendita di titoli, valute, strumenti di capitale, etc.)”.

PRESTITI – “Ricordo – commenta il coordinatore della Cgia Paolo Zabeo – che l’80% dei prestiti concessi dalle banche italiane va al primo 10% dei maggiori affidati che è costituito quasi esclusivamente dalle grandi aziende e da gruppi industriali che in termini percentuali non superano l’1 per cento del totale.
La quota di insolvenza in capo ai maggiori affidati è attorno all’81%. In buona sostanza, chi riceve la stragrande maggioranza dei prestiti presenta livelli di affidabilità bassissimi, per contro, chi dimostra di essere un buon pagatore riceve i soldi con il contagocce”.

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