Lavoro: un dipendente costa ancora il doppio di quel che guadagna

La Cgia di Mestre ha calcolato che un impiegato da 1.700 euro netti ne costa al datore di lavoro più di 3.200

(Teleborsa) Siete tra i fortunati che hanno un lavoro stabile e, a fine mese, possono contare su una busta paga? Gioite, ma senza dimenticare che tasse e contributi previdenziali vi hanno dichiarato guerra: sono loro, infatti, i nemici giurati che continuano ad alleggerire, mese dopo mese,  in maniera eccessiva i salari e gli stipendi.

Risultato? Un lavoratore dipendente costa all’azienda il doppio di quanto finisce in busta paga.

A scattare l’allarmante fotografia ci pensa una simulazione della Cgia di Mestre che torna sul peso eccessivo del cuneo fiscale e contributivo dei lavoratori dopo aver esaminato la composizione delle buste paga di 2 lavoratori dipendenti entrambi occupati nel settore metalmeccanico dell’industria.

Il primo caso riguarda un operaio con uno stipendio mensile netto di poco superiore ai 1.350 euro: al suo titolare costa, invece, un pò meno del doppio: 2.357 euro. Questo importo è dato dalla somma della retribuzione lorda (1.791 euro) e dal prelievo contributivo a carico dell’imprenditore (566 euro). Il cuneo fiscale (dato dalla differenza tra il costo per l’azienda e la retribuzione netta) è pari a 979 euro che incide sul costo del lavoro per il 41,5 per cento

Il secondo caso, invece, si riferisce a un impiegato con una busta paga netta di poco superiore a 1.700 euro. In questa ipotesi, il datore di lavoro deve farsi carico di un costo di oltre 3.200 euro; importo, quest’ultimo, quasi doppio rispetto allo stipendio erogato. Questa cifra è composta dalla retribuzione mensile lorda (2.483 euro) a cui si aggiungono i contributi mensili versati dal titolare dell’azienda (729 euro). Il cuneo fiscale (dato dalla differenza tra il costo per l’azienda e la retribuzione netta) è di 1.503 euro che incide sul costo del lavoro per il 46,8 per cento.

Negli ultimi anni, comunque, sottolinea ancora la Cgia di Mestre, la situazione è un po’ migliorata. E anche se quasi 1 milione di persone su 11,9 milioni che hanno beneficiato degli 80 euro nel 2015 è stato costretto a restituirli, l’introduzione del bonus Renzi e il taglio dell’Irap avvenuto nel 2015 sul costo del lavoro ai dipendenti assunti con un contratto a tempo indeterminato hanno garantito una riduzione del carico fiscale di circa 14 miliardi di euro.

Lavoro: un dipendente costa ancora il doppio di quel che guadagna
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