Italia, emergenza sismica: metterla in sicurezza costa fino a 850 miliardi 

Circa 21,5 milioni di italiani risiedono in zone ad elevato rischio sismico

(Teleborsa) Che l’Italia sia un Paese ad altissimo rischio sismico, è, purtroppo, cosa nota e risaputa. Lo dimostrano i drammatici eventi sismici che, specie negli ultimi anni, hanno funestato il Belpaese e per la frequenza dei terremoti che storicamente hanno interessato il suo territorio e per l’intensità, causando anche numerose vittime come quelle dell’Aquila nel 2009 o quello di Norcia e Amatrice, il 24 agosto dello scorso anno.  Sulla base della classificazione territoriale per grado di pericolo l’Italia è suddivisa in quattro zone. Le aree 1 e 2 sono esposte a rischio molto o abbastanza elevato, la 3 non può considerarsi sicura mentre la 4 è relativamente sicura.

Il terremoto che ha colpito Ischia, causando la morte di due donne e diversi feriti, è l’ennesima conferma sull’elevato rischio sismico dell’Italia. Circa 21,5 milioni di italiani risiedono in zone ad elevato rischio sismico e le abitazioni interessate sono 12 milioni, secondo vari studi e ricerche prodotti negli ultimi anni.

L’ITALIA “ANTISISMICA” COSTA FINO A 850 MILIARDI – Le stime sui costi spaziano da 6 a 850 miliardi di euro in funzione dell’ampiezza degli interventi. Risorse che sono comunque inferiori ai costi provocati dai terremoti, oltre al prezzo inestimabile delle vite umane. La protezione civile ha calcolato in quasi 150 miliardi di euro i danni diretti degli eventi sismici negli ultimi 40 anni. L’ordine degli ingegneri ha stimato oneri per 121 miliardi tra il 1968 e il 2014 con una media di 2,6 miliardi l’anno. Uno studio dell’Ance (associazione dei costruttori) indica i 3,5 miliardi l’anno i costi per la mancata prevenzione.

Il Sole24Ore, nella giornata di ieri,  ha pubblicato i risultati del lavoro realizzato da Casa Italia (Dipartimento presso la presidenza del consiglio) che indica in 36,4 miliardi di euro l’investimento minimo per la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare italiano fino a un massimo di 850 miliardi sulla base di un costo di 400 euro a metro quadro per una abitazione di 110 metri. Cifre più contenute per la messa in sicurezza degli edifici localizzati nelle zone a più elevato rischio sismico.

Come già evidenziato, le aree 1 e 2 sono esposte a rischio molto o abbastanza elevato, la 3 non può considerarsi sicura mentre la 4 è relativamente sicura.
3 MILIONI DI PERSONE VIVONO NELLA ZONA A PIU’ ALTO RISCHIO – Nella zona a più alto rischio vivono 3 milioni di persone e sono presenti oltre 1,6 milioni di abitazioni. La Calabria è la regione più esposta a rischio sismico con 1,2 milioni di residenti e 635mila abitazioni in Zona 1. Uno studio dell’ordine degli ingegneri ha calcolato in 93 miliardi di euro il costo per la messa in sicurezza delle sole abitazioni dal rischio sismico, mentre l’anno scorso il Dipartimento della protezione civile aveva indicato in almeno 50 miliardi l’investimento necessario per mettere in sicurezza gli edifici pubblici. Lo studio degli ingegneri ha ampliato lo scenario includendo anche gli interventi contro i rischi idreogeologici con una stima di 40 miliardi di euro, che coincide con l’elaborazione realizzata tre anni fa dal ministero dell’Ambiente.

Intervenire solo sulle abitazioni della Zona sismica 1 comporta costi che sfiorano i 5,5 miliardi di euro. Altri 30 miliardi servono per la messa in sicurezza delle abitazioni della Zona 2 (9 milioni di case e 18,7 milioni di residenti), 27,3 miliardi per la Zona 3 (18 milioni di abitanti e 8,4 milioni di abitazioni) e 30,5 miliardi per la Zona 4 (19,8 milioni di residenti e 10 milioni di abitazioni).

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