Indebitarsi costa di più. Ecco come la crisi finanziaria ricade sulle famiglie

Il denaro diventa una merce rara e lo spread delle banche sui mutui raddoppia. Per un tasso variabile ci vogliono anche 1.200 euro all'anno in più

Pesce grosso mangia pesce piccolo. E la “catena alimentare” del credito non fa eccezione a questa regola, soprattutto quando il “cibo” – cioè la liquidità – scarseggia. Così le banche, che fanno sempre più fatica a raccogliere denaro sul mercato e a prestarselo tra di loro, si rivalgono sui clienti. Aumentando il costo di mutui e prestiti.

Sono le ricadute della crisi di liquidità – il cosiddetto credit crunch – sulle tasche delle famiglie. Perché quello che succede nelle alte sfere della finanza prima o poi tocca le tasche dei risparmiatori. Le banche europee non si fidano più l’una delle altre e tanto meno di quelle italiane, che non saranno nella situazione delle cugine greche, ma tanto bene non se la passano nemmeno loro. E così non si prestano più soldi reciprocamente. E’ una paralisi senza precedenti del mercato della liquidità.

Un banchiere  (che vuole restare anonimo) intervistato da Panorana ha dichiarato: “La verità è che in questi giorni solo la Banca centrale europea finanzia a rubinetto: tu chiedi e prendi quel che serve. Ma perfino la Bce inizia a dire qualche no. E comunque, per finanziarti, ti fa pagare uno scarto di garanzia sui titoli che devi lasciare in deposito, uno scarto che riflette lo spread tra Btp e Bund. Insomma, stracosta“.

Molti meno soldi in circolazione, dunque. Secondo l’elementare legge della domanda e dell’offerta, quando un bene scarseggia il suo prezzo sale. E sono i consumatori finali a farne le spese. In questo caso chi si rivolge alla banca per ottenere un finanziamento.

Mutui, spread al 3,6%. Fino a 1.200 euro all’anno in più

Succede così che sui mutui a tasso variabile quasi tutte le banche stiano ritoccando lo spread, cioè la differenza rispetto al tasso Euribor (quello a 3 mesi si attesta ora all’1,56%) che è quello che loro stesse pagano per farsi prestare denaro da altri istituti europei. In pratica lo spread è il loro margine di guadagno. L’aumento va da 1 a 2 punti percentuali: cioè se sei mesi fa la banca si accontentava di un ricarico del 2% ora chiede in media il 3,6%. Su un mutuo di 100mila euro questo si traduce in un rincaro tra i 600 e i 1.200 all’anno, a seconda della durata.

Per la stessa logica i prestiti al consumo viaggiano su tassi tra il 9 e il 10%, collocando di fatto le offerte fuori mercato.

Il debito sul debito

Tutto questo fa esplodere un fenomeno tanto paradossale quanto allarmante: il debito per pagare i debiti. Secondo i calcoli di PrestitiOnline – osserva La Stampa –  nei primi otto mesi di quest’anno il 13,1% delle richieste di prestiti personali è servito a ripianare debiti esistenti più che a finanziare nuovi acquisti o investimenti. Ma alla domanda non corrisponde l’offerta: è stato concesso solo il 5,6% del totale finanziamenti. Aumenta la rischiosità dei finanziamenti e le banche stringono i cordoni della borsa. Aumentando così ancor di più il rischio di insolvenza. Una spirale perversa che al momento nessuno riesce a spezzare. (A.D.M.)

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