Il mea culpa degli economisti: “Non ne azzecchiamo una, come i metereologi”

“Noi economisti siamo in crisi. I modelli su cui ci basiamo sono fragili e irrazionali, i problemi sono emersi quando il mondo è cambiato radicalmente e quei modelli si sono rivelati inadeguati per valutare comportamenti profondamente irrazionali”. Ad ammetterlo è niente meno che Andrew Haldane, chief economist della Banca d’Inghilterra, analizzando Brexit e possibili conseguenze.

Secondo Haldane esiste un illustre precedente alla congiuntura di oggi. “Ritengo sia onesto ammettere che la professione è in crisi, ma non è la prima volta che accade, basta pensare alla Grande Depressione del 1930. Quella situazione tuttavia ci portò Keynes e la nascita della moderna macro-economia”. L’economista ha poi paragonato la crisi degli economisti a quella dei meteorologi ricordando la clamorosa gaffe di una celebrity locale, Michael Fish, che mancò la previsione di un uragano su Londra nel 1987 prevedendo solo “un po’ di vento in Spagna”.

Dunque con un atto di pubblico pentimento Haldane confessa di credere che il fallimento (relativo) nella previsione delle dinamiche economiche sia una realtà incontestabile. Soprattutto dopo la Brexit che per la Bank of England avrebbe dovuto innestare una recessione quasi immediata mentre il 2016 si è chiuso sugli scudi e il 2017 sta cominciando assai meglio del previsto.

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