Prelievo forzoso su conti e fondi? Ecco i rischi per i risparmiatori

A essere colpiti in primo luogo saranno i detentori di assicurazioni sulla vita e i fondi pensione

Se n’è già parlato in più occasioni negli scorsi mesi, ora l’ipotesi torna ad essere ventilata da chi più spinge per questa ipotesi nel tentativo di arginare il debito dei Paesi più a rischio: il Fondo Monetario Internazionale.

DIE WELT – "Il FMI prepara una nuova tornata di espropri per i risparmiatori" – titolava Die Welt sabato 28 giugno:
"Un piano del Fondo monetario internazionale prevede che in futuro la riorganizzazione dei debiti sarà più rapida e applicata in maniera più radicale. A essere colpiti in primo luogo saranno i detentori di assicurazioni sulla vita e i fondi pensione. Il punto fondamentale è che sarà applicata una manovra più flessibile. Questo potrebbe sembrare una buona cosa, ma la conseguenza sarà che in futuro i creditori dovranno collaborare. In Europa questi creditori sono essenzialmente detentori di polizze di assicurazione sulla vita e altre forme di fondi pensione".

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MEGLIO SPOSTARE I SOLDI? – Il giornale ed i suoi esperti economico-finanziari consigliano di investire direttamente in imprese e società e non in fondi pensione e piani di assicurazione sulla vita, in quanto non sarà possibile impedire al FMI di attuare i suoi prelievi forzosi. In altre parole, per investire i propri soldi sono finiti il risparmio e la previdenza. E’ più sicura – sempre secondi Die Welt – la speculazione in Borsa.

I RISCHI – Anche perchè, prelievo forzoso da parte governativa o meno, i soldi in banca saranno in ogni caso sempre meno sicuri. Se l’ipotesi ventilata dal FMI è infatti ancora lontana (è ipotizzabile che qualunque governo faccia tutto il possibile prima di ricorrere ad una manovra tanto impopolare), l’accordo recentemente raggiunto in sede europea sull’unione bancaria espone già i correntisti a qualche rischio: seguendo lo schema europeo (cosiddetto “bail-in”), si ha che una banca dovrà prima cercare di fare leva sulle risorse private (aumento di capitale, ristrutturazione dei bond emessi, attingendo ai conti correnti e depositi sopra i 100 mila euro, etc.) per almeno l’8% delle sue passività e solo se ciò dovesse risultare insufficiente potrà chiedere aiuto allo stato. Se anche questo intervento risultasse insufficiente o impossibile, allora potrà adire il fondo apposito costituito a livello europeo, dopo l’ok del Consiglio europeo, ossia dei capi di stato e di governo della UE.

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