Grandi opere, sul piatto 90 miliardi ma infrastrutture battono prevenzione

Oltre al Ponte sullo Stretto, priorità a linee ferroviarie a scapito di interventi salva-vita

(Teleborsa) – La riproposizione di berlusconiana memoria del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina è solamente l’ultima in ordine di tempo delle grandi opere messe in cantiere – al momento a parole, nei fatti si vedrà – dal Governo Renzi, in una scala di priorità che vede anche linee ferroviarie di valico, prolungamento dei corridoi europei e l’alta velocità al Sud. In tutto, ballano qualcosa come 90 miliardi di euro, che potranno essere spesi nelle infrastrutture per rimodernizzare un Paese fermo da decenni. O no?

I fatti nella sostanza non sono così semplici, se è vero che sui 90 miliardi di opere prioritarie, 50 miliardi sono vincolati giuridicamente e 75 già approvati dal Cipe. Ecco che allora che il margine di manovra del Premier e del suo braccio destro in tema di infrastrutture, il Ministro Delrio, sono piuttosto esigui. Il fatto incontrovertibile è che mai come in questo momento storico le risorse sono presenti. L’Italia ha ottenuto da Bruxelles la fine del patto di stabilità interno che impediva a molti Comuni di investire, ma anche la possibilità di finanziare in deficit una parte degli investimenti già decisi. Un’inversione di tendenza, dunque, che smuove le acque dopo che per otto anni, tra il 2008 e il 2015, i soldi per le opere pubbliche sono diminuiti del 42%.

Note positive, dunque, non solo per le grandi opere, ma anche per gli interventi di riassetto idrogeologico, edilizia scolastica e manutenzione stradale e ferroviaria, a maggior ragione dopo i recenti e luttuosi fatti seguiti al terremoto che ha devastato il Centro Italia nella notte dello scorso 24 agosto. L’Ance calcola in 900 milioni la disponibilità 2016 per l’edilizia scolastica e in 800 quella contro il rischio idrogeologico, ma in termini numerici a dettare legge sono i trasporti e la banda ultralarga, mentre solo un marginale 5% va alla protezione ambientale. Restringendo invece il campo a progetti effettivamente in corso, il 40% va ai corridoi ferroviari, anche se a detta di molti la priorità sarebbe concentrarsi su opere salva-vita anziché su quelle di collegamento, che necessitano di molti più investimenti viste le storiche carenze.

Per le Regioni il fabbisogno necessario alle opere a tutela dell’ambiente e del rischio idrogeologico si aggira sui 20 miliardi di euro, ma ad ora gli unici progetti che vanno avanti sono quelli in alcune città metropolitane, tra cui Genova, colpita ciclicamente dalle alluvioni, e Milano, mentre il grosso degli investimenti e degli interventi avrà inizio solo a partire dal 2018.

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