Governo: 20 miliardi per salvare Montepaschi (e le altre banche)

Il decreto con la rete di sicurezza pubblica per le banche in difficoltà arriverà in settimana

Gli hanno dato il pomposo nome di ‘decreto salva-credito‘, in realtà altro non è che la presa d’atto del fallimento della strategia governativa che si poggiava su JP Morgan con conseguente intervento pubblico per salvare non solo Montepaschi, ma anche PopVicenza, Veneto Banca, Carigem, Banca Etruria & Co. Banche che vanno ‘puntellate’ per evitare una crisi sistemica dopo i disastrosi interventi degli ultimi due anni.

Il cuore del provvedimento, che in caso di ulteriori scossoni potrebbe determinare anche un’accelerazione (al momento comunque esclusa), è ovviamente la ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi se l’operazione di mercato dovesse naufragare definitivamente. Il decreto in realtà apposterà un fondo “indifferenziato”, che potrebbe appunto arrivare a 20 miliardi per sostenere anche Mps o scendere di quota se Rocca Salimbeni ce la facesse da sola e la rete si rivolgesse quindi alle due venete e Carige. Saranno poi provvedimenti successivi a distribuire le “quote” ai diversi interventi da realizzare.

I decreto farà salire il debito nel 2017, e proprio in quanto modificante i saldi di finanza pubblica dovrà essere approvato attraverso il percorso previsto dall’articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio: dunque il governo dovrà prima ottenere il permesso di peggiorare i saldi a maggioranza assoluta.

La ricapitalizzazione ‘precauzionale’ farebbe scattare la conversione forzata delle obbligazioni subordinate, che si vedrebbero riconosciuto un valore (sottoposto a via libera Ue) decisamente inferiore a quello di carico previsto nella conversione volontaria. Il ‘burden sharing’, invece, non si verificherebbe se il ruolo del Tesoro fosse limitato all’adesione all’aumento di capitale da 200 milioni nella veste di azionista del Monte di cui Via XX Settembre detiene il 4% delle azioni: in gioco potrebbe esserci anche una terza ipotesi, quella di ‘quasi successo’ dell’operazione di mercato con l’esigenza per il Tesoro (insieme agli altri protagonisti dell’operazione) di mettere sul piatto qualcosa in più senza però ricorrere al piano B.

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