Fiscal Compact, si allarga il dibattito

Dopo le critiche l'Ufficio Parlamentare di Bilancio prova a fare chiarezza sull'inserimento nel diritto UE

Non è passato molto tempo da quando le regole fiscali contenute nel Fiscal Compact venivano considerate intoccabili dai principali esponenti politici italiani, pena l’essere bollati come “populisti”, “antieuropei” e “demagoghi”. Ma con il passare del tempo le voci critiche sembrano prendere più forza ed appaiono sempre meno isolate.

 

Così dopo l’annuncio di Renzi di voler spingere il rapporto deficit/PIL fino al 2,9%, e le critiche dell’ex premier Amato che ha definito un “errore” l’inserimento dei vincoli in Costituzione, perfino il ministro dell’economia Padoan, che ha più volte richiamato al rispetto del patto, ha recentemente dichiarato che nel Patto ci sono dei “problemi tecnici” che hanno ripercussioni “sulla politica di bilancio”. Il dibattito peraltro è al momento fecondo anche a livello di istituzioni europee, in particolare sull’applicazione dell’articolo 16 del Fiscal Compact, che prevede l’inserimento degli accordi intergovernativi nell’ordinamento della UE entro 5 anni dalla loro entrata in vigore.

 

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha cercato così di fare chiarezza sulla tematica, puntualizzando innanzitutto che si tratta di un obbligo privo di sanzione, che non indica affatto una scadenza degli impegni per gli Stati firmatari del Trattato. Allo stesso tempo, trattandosi di un patto tra Stati, sarebbe possibile recedere unilateralmente una volta intervenute certe condizioni (come il cambiamento delle circostanze).

 

Tuttavia, lo stesso articolo 16 non specifica se il recepimento degli impegni debba avvenire nei Trattati UE (che sono considerati a tutti gli effetti la “Costituzione” dell’Unione) oppure nei Regolamenti, che sono norme secondarie e, a differenza della prima opzione, non richiedono un voto all’unanimità. Se però si guarda a questi ultimi e alle Direttive Europee la conclusione dell’Ufficio è che, ad eccezione di poche disposizioni, il set di regole fiscali è “già incorporato nell’ordinamento dell’UE”, dal momento che il diritto secondario è giuridicamente vincolante per gli Stati Membri.

 

Perciò, le scappatoie giuridiche dai vincoli di bilancio sembrano essere ben poche a livello comunitario. Tuttavia, per i tecnici di Montecitorio, ciò non impedisce un futuro ripensamento degli stessi, a patto di scindere il dibattito politico con l’implementazione del Patto. Una linea di separazione che però appare tracciata sulla sabbia, e che è stata calpestata più volte dagli Stati Membri.

Fiscal Compact, si allarga il dibattito
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