Europa a due marce: l’Italia chiude in deflazione, accelerano i prezzi nell’Eurozona

Per trovare un precedente occorre tornare indietro nel tempo di 58 anni. L’ultima volta, infatti, era successo nel 1959 con un calo dello 0,4 per cento rispetto all’anno precedente. Quell’anno andavamo al cinema a vedere la Grande Guerra di Mario Monicelli e i ragazzi più giovani sfrecciavano in sella alla loro Lambretta. Tante cose sono cambiate da allora, tranne una. Allora, come oggi, l’Italia era in deflazione, ma nel 1959 il PIL cresceva del 7%

 
E’ l’Istat a rendere noto che il 2016 ha fatto registrare nel Belpaese un calo dei prezzi dello 0,1 per cento rispetto al 2015.  A dare il colpo di grazia a una situazione economica già in sofferenza, le quotazioni del petrolio ai minimi e i consumi deboli che hanno portato l’inflazione sotto zero in otto mesi su dodici. 
 
 
Nel dettaglio, TECNOLOGIA ED ENERGIA COL SEGNO MENO –  A scendere  i prezzi dei prodotti tecnologici: computer fisso -11,5%, apparecchi per la telefonia fissa e telefax -9,5%, apparecchi per la riproduzione di immagini e suoni come tv/dvd -3,8% e giochi -2,4%  
 
Giù anche i prezzi degli energetici: gasolio per riscaldamento -9,5%, gasolio auto -8,8%, altri carburanti come GLP/metano -8,2%, gas per la casa -8,1% e benzina -5,9%.
 
Ma la deflazione ha colpito anche il settore alimentare: pomodori (-5,4%), insalata (-3,9%), zucchero (-2,2%), arance ( 1,9%) e gelati (-1,8%) sono i prodotti che hanno segnato la riduzione più ampia dei prezzi ma la lista degli alimentari con il segno meno è lunga: cereali per colazione (-1,4%), farina/altri cereali diversi dal riso (-1,2%), yogurt (-1,1%), preparati di pasta (-0,9%), prodotti di pasticceria confezionati (-0,8%), burro (-0,8%), carne suina (-0,7%) e banane (-0,5%).
 
L’Italia, dunque, ha chiuso l’anno in deflazione. Fin qui la brutta notizia. Ma c’è un dato che fa tirare un (piccolo) sospiro di sollievo: i prezzi al consumo, infatti, a dicembre, sono rimbalzati dello 0,4%, portando l’inflazione rispetto all’anno precedente, al +0,5%. Un segnale incoraggiante con il segno + , sul quale grande ruolo ha avuto l’ aumento del prezzo del petrolio dopo l’accordo di novembre all’Opec che ha deciso un taglio della produzione, che torna a far sorridere gli analisti che ben lontani dal cantare vittoria quantomeno vedono allontanarsi qualche nuvolone all’orizzonte, specie in ottica futura. In pratica, l’inflazione accelera a dicembre anche in Italia, ma ad un ritmo inferiore rispetto a quello che si è registrato in altri Paesi Europei con la BCE che fissa al 2% il valore annuo dell’inflazione generale in Europa, considerato il  giusto parametro per una crescita economica sana.
 
L’EQUIVOCO DEFLAZIONE: “NON E’ UN BENE CHE I PREZZI SCENDONO? – Ai più, infatti, il calo dei prezzi potrebbe sembrare una buona notizia. Eppure, non è così. 
 
DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA – Insieme alla “sorellastra” inflazione, la deflazione è un fenomeno che riguarda l’andamento dei prezzi con una sostanziale differenza: la deflazione è a segno meno, l’inflazione a segno più, rappresenta cioè un aumento dei prezzi. Eccessiva inflazione e deflazioni possono essere quindi considerati due nemici dell’economia. 

“SE ASPETTO COSTA MENO” – In caso di deflazione, il rischio più comune è quello che si ingeneri un pericoloso circolo vizioso con il calo dei prezzi  pronti a rivelarsi un’arma a doppio taglio. I prezzi in calo generano un’aspettativa di ulteriori cali futuri dei prezzi e il consumatore tende a posticipare l’acquistodi questo o quell’oggetto con conseguenze nefaste sui consumi che subiscono una sensibile diminuzione. Inevitabile la ripercussione, negativa, sulle imprese, le prime ad andare in sofferenza in caso di calo dei consumi. 

L’Eurozona accelera –  Italia, dunque, costretto a inseguire. In linea con i dati Eurostat, l’inflazione dell’Eurozona, infatti, ha registrato una fortissima accelerazione a dicembre: +1.1% contro lo 0.6% di novembre. Fiammate all’accelerazione dell’inflazione nell’Eurozona arrivano, in particolare, da Germania, Spagna e Francia.  I prezzi tedeschi sono saliti dell’1,7% su base annua.Tasso di crescita annuo dell’1.5%, invece, dell’inflazione spagnola, mentre in Francia l’inflazione ha segnato a dicembre un rialzo dello 0,8% annuo, dopo il +0,7% di novembre. Non succedeva da maggio 2014. 

 

 
Europa a due marce: l’Italia chiude in deflazione, accelerano i prezzi nell’Eurozona
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