Esselunga non si vende. Gli eredi Caprotti dicono no ai cinesi

Nonostante l'offerta da oltre 7 miliardi la famiglia sembra voler resistere

Esselunga non è in vendita, anche se l’offerta del gruppo cinese interessato a rilevare la cratura di Bernardo Caprotti è da capogiro. Dopo le indiscrezioni sull’offerta da 7,5 miliardi dei cinesi di Yida Investment Group, la figlia minore e la vedova del fondatore, che da lui hanno ereditato il 70% della holding di controllo Supermarkets Italiani, hanno scritto a quadri e dirigenti del gruppo in modo da non lasciare dubbi: “In relazione ai recenti articoli di stampa desideriamo precisare a tutti Voi che l’Azienda non è in vendita”.

Figlia e vedova di Caprotti hanno da aprile maggiore presa sulla governance: Giuliana Albera Caprotti è presidente onoraria della holding a cui fa capo il marchio Esselunga, la figlia è vicepresidente. Una strategia di presa in carico della gestione del gruppo (capace di fatturare nel 2016 7,5 miliardi) che collide con ipotesi di vendita, pur ipotizzate dallo stesso Caprotti nel suo testamento, dove vedeva il futuro del suo gioiello con “una collocazione internazionale”, indicando come partner industriale ideale l’olandese Ahold.

La sua morte a settembre però aveva messo in stand by la vendita, facendo restare nel cassetto anche le offerte da 6 miliardi dei fondi Blackstone e di Cvc. Il futuro dell’Esselunga è quindi ancora saldamente nelle mani degli eredi del fondatore. Oltre la moglie Giuliana Albera e la figlia Marina (che appunto hanno circa il 70% della holding) ci sono anche i figli di primo letto Giuseppe e Violetta, che hanno la partecipazione di minoranza, anche in Villata Partecipazioni, che ha in pancia gli immobili del gruppo.

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