Dopo Renzi anche Benigni minaccia querela a Report

La trasmissione ha ricostruito la vicenda degli studi dell'attore salvati da Cinecittà

Dopo Matteo Renzi e il Pd, che hanno annunciato querele dopo la puntata sul passaggio di proprietà de l’Unità, anche Roberto Benigni è pronto a sporgere querela nei confronti di Report, la trasmissione Rai fino allo scorso anno condotta da Milena Gabanelli e passata quest’anno sotto la guida di Sigfrido Ranucci. Il regista premio Oscar e la moglie Nicoletta Braschi hanno contattato l’ufficio legale del programma di Rai3 per disinnescare un’inchiesta che li riguarda e che è poi andata in onda lunedì sera. Nella missiva dell’avvocato Michele Gentiloni Silveri (cugino del presidente del Consiglio Paolo), inoltrata anche ai vertici dell’azienda e della rete, si annunciava una prima, probabile richiesta danni per l’anticipazione che era stata mostrata al termine dalla puntata di lunedì scorso.

Il servizio di Report tratta di un vecchio progetto dell’attore, ossia trasformare gli studi cinematografici di Papigno (dove girò La Vita è Bella e Pinocchio) in un polo capace di fare concorrenza a Cinecittà. Nonostante gli investimenti pubblici – che Report ha stimato con una cifra di almeno 16 milioni di euro – il progetto di Benigni non vedrà mai la luce, e con un passivo di circa 5 milioni gli studi verranno addirittura rilevati da Cinecittà stessa, società di Luigi Abete, Aurelio De Laurentis e Andrea Della Valle. Roberto Benigni intervistato dai microfoni di Report non risponde alle domande, ma si limita semplicemente a ribadire l’errore finanziario commentando: “Non sa quanti soldi ci ho perso!”.

Anche lui, come Renzi, ha preferito far parlare gli avvocati. E proprio come diversi renziani che si occupano di Rai, anche Benigni ha la memoria corta: come ricorda Il Fatto Quotidiano, nel 2011, quando sulla trasmissione si allungava la minaccia della censura berlusconiana, fu tra i primi firmatari di un appello lanciato da Articolo 21 che si intitolava “Nessuno tocchi Report”. Un documento dalle pronunce solenni: “Report è la principale trasmissione d’inchiesta della televisione italiana, quella con il miglior rapporto costo-ascolti e il più alto indice Qualitel (…). È il programma di approfondimento giornalistico che ha raccolto più riconoscimenti in Italia e all’estero. Report è uno dei simboli del servizio pubblico. Invieremo l’appello a tutte le associazioni, ai movimenti, ai siti internet che in questi anni si sono battuti contro ogni bavaglio e per affermare i principi contenuti nell’articolo 21 della Costituzione”.

Il conduttore del programma del lunedì sera Sigfrido Ranucci, interrogato sull’argomento, ricorda che Report non è estraneo a diffide o querele e cita la bufera mediatica che si è sollevata sul caso del salvataggio dell’Unità da parte della famiglia Pessina e dei presunti favori ricevuti per l’assegnazione di alcuni maxi-appalti. Ranucci afferma: “Abbiamo contro tutto il Cda, che da dipendente non è il massimo. La cosa bella è che a protestare sono quelli di centrodestra. Non uno di centrosinistra, a testimonianza che il partito è unico ormai”.

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