Deflazione conclamata: rischi, strategie e scommesse sulla Bce

Perché c'è da preoccuparsi quando il pane costa meno. Le strategie anti-deflazione e la scommessa dei mercati sulla Bce

Ormai non parliamo più di sintomi: ad agosto l’indice dei prezzi al consumo misurato dall’Istat ha segnato un calo dello 0,1%. La deflazione è conclamata.
L’ultimo caso di deflazione risale a 55 anni fa, nel settembre del 1959, quando però l’economia era in forte crescita.
La situazione appare anche più grave se si considera l’inflazione dell’Eurozona, anch’essa preoccupante con una discesa allo 0,3% (anche in questo caso la serie degli ultimi mesi è in costante calo).  

 Se fino a ieri, la politica monetaria dell’eurozona è stata dominata dal timore dell’ inflazione, una minaccia che ha dominato e ha reso la Bce storicamente cauta nel tagliare i tassi di interesse, adesso anche la Bce ha scoperto le carte: il vero nemico si chiama deflazione.

Ma come mai la discesa dei prezzi preoccupa tanto gli economisti? Apparentemente, scongiurare fenomeni inflazionistici e riuscire a garantire ai consumatori le spese di base contenendo i prezzi è un fenomeno che non dovrebbe destare preoccupazione, anzi.
Ma non è così. Le implicazioni del processo deflazionistico che si è innescato fanno presagire foschi scenari. Vediamo perché.

CHE COS’E’ LA DEFLAZIONE
Si parla di deflazione quando si verifica un calo dei prezzi (tipicamente rilevato dall’indice dei prezzi al consumo), dovuto a un calo della domanda di beni e servizi. In questi casi si innesca una spirale negativa in cui consumatori e aziende frenano le spese in attesa di un’ulteriore diminuzione dei prezzi. Chi produce si vede costretto a cercare di collocare merci e servizi a prezzi ancora più bassi, ma la riduzione dei prezzi si ripercuote sui ricavi, anch’essi generalmente in calo. Ne deriva la necessità, da parte delle imprese di ridurre i costi, attraverso una diminuzione dell’acquisto di beni e servizi da altre imprese e risparmiando sulla forza lavoro. Molte imprese falliscono con la conseguenza che la disoccupazione aumenta e la domanda scende sempre di più.
Mentre i prezzi cadono, il valore di ogni unità di moneta aumenta. Questo rende più caro il debito esistente, cosa che vale sia per i governi che per i consumatori. E mentre il debito diventa più oneroso, aumenta anche il rischio di default e di bancarotta, rendendo le banche più caute nei prestiti. Questo riduce la domanda e alimenta la spirale deflazionistica.

STRATEGIE ANTI-DEFLAZIONE
Uno dei fenomeni che accompagna i periodi di deflazione è la mancanza di liquidità, di denaro circolante. La deflazione, dunque, in teoria si dovrebbe constrastare con la riduzione dei tassi di interesse. Ma non è così facile. Ne sa qualcosa il Giappone, dove una nuova contrazione dei prezzi (-0,3% annuo) conferma le difficoltà di superare 15 anni di deflazione. Nonostante i tagli delle tasse per favorire la spesa e i tassi di interesse fissati allo 0% dalla Banca Centrale nipponica, per favorire la liquidità circolante.
Il Quantitative Easing (alleggerimento quantitativo) si colloca tra le misure più estreme per immettere liquidità nei mercati. In questo caso  la banca centrale acquista, per una predeterminata e annunciata quantità di denaro, attività finanziarie dalle banche del sistema (azioni o titoli, anche tossici), con effetti positivi sulla struttura di bilancio di queste ultime.

IL PARADOSSO DEI MERCATI
Le misure espansive della BCE non è detto serviranno a rimettere realmente in moto l’economia dell’area euro. Grazie all’abbondante liquidità a basso costo, i mercati possono attingere a immensi capitali da investire in titoli, la cui impennata dei corsi rischia di beneficiare pochi grandi attori della finanza, mentre l’economia reale continua a farne le spese.  E mentre infatti i dati macroeconomici snocciolati negli ultimi giorni facevano rabbrividire, le Borse chiudevano coi brindisi, in pieno "QE mood", l’umore euforico che precede l’auspicato – ma non garantito – intervento della BCE che vari il Quantitative Easing. Le scommesse sono aperte.

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