Crisi libica e prezzi del petrolio mettono a rischio la ripresa

Timori per una diffusione delle rivolte nel Golfo Persico. Riad corre ai ripari con un piano di 37 miliardi di dollari per evitare le proteste

Il rialzo dei prezzi del petrolio causato dalla crisi in Libia potrebbe mettere in difficoltà la ripresa dell’economia globale, così il capo degli economisti dell’Agenzia internazionale dell’energia ha affermato giovedì. Fatith Birol ha detto che i prezzi alti del petrolio potrebbero indebolire i bilanci commerciali, aumentare l’inflazione e creare pressione sulle banche centrali per aumentare i tassi di interesse in un momento in cui la crescita economica rimane debole in molti paesi.

Certo i prezzi sono ancora lontani dal raggiungere la cifra più alta di tutti i tempi, cioè 147,02 dollari raggiunta nel luglio 2008 per il greggio Brent. I prezzi che crollarono per la recessione in occidente hanno portato a una netta caduta della domanda. Julian Jessop al Capital Economics ha affermato che : “Ci sono due ragioni per non dover accrescere il panico. Prima di tutto, sebbene la Libia sia un membro dell’Opec, resta ancora un piccolo giocatore all’interno di essa. La produzione libica giornaliera di petrolio di 1,6 milioni di barili, classifica il paese a circa il nono posto tra i 12 membri. In principio, ogni piccola caduta sui mercati globali potevano facilmente essere risolti da ogni aumento di produzioni dall’Arabia Saudita, che sta attualmente producendo 3 milioni di barili al giorno ed è meno della sua capacità stimata”.

Ma i timori arrivano proprio dal Golfo Persico. Il salto di qualità che potrebbe spingere l’attuale crisi verso un vero e proprio shock petrolifero arriva da quella zona, dove sono concentrati i maggiori produttori mondiali di greggio e gas. Se le rivolte dovessero diffondersi a Riad o Teheran i prezzi del petrolio schizzerebbero alla stelle. Un rischio reale per la ripresa e l’economia mondiale. Le ricerche di James Hamilton, docente alla California University, ci dicono che ogni recessione americana è stata preceduta da un rialzo del petrolio. Anche l’ultima, quella del 2008, quando il greggio salì a 146 dollari. Société Générale calcola allora che quota 136 dollari già scatenerebbe una recessione come quella di tre anni fa, e quota 200 una crisi in stile anni ‘80.

Crisi libica e prezzi del petrolio mettono a rischio la ripresa
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