Contro lo spettro povertà dal 1 gennaio arriva il REI, ma infuriano le polemiche: “Serve lavoro, non assistenza”

C’è una parola che oggi fa paura più di altre: povertà. Una emergenza che non risparmia nessuno, neppure l’Europa che sembrava essersi messa a riparo. Eppure, nonostante sia una delle aree più ricche e industrializzate del mondo, il quadro che offre è fatto di luci e ombre.

Basti pensare, ad esempio, in linea con i dati diffusi da Actionaid che il 24% dell’intera popolazione europea è a rischio povertà o esclusione sociale. Tra le categorie e rischio, rientrano il 27% dei bambini, il 20% circa degli over 65 e il 9% delle persone che hanno un lavoro. E ancora che il 9% circa della popolazione europea deve far fronte a delle gravi privazioni. Queste persone non riescono a riscaldare adeguatamente le loro abitazioni, ad avere un’auto o un telefono, a far fronte a spese urgenti e/o impreviste.

Singoli dati che, se considerati globalmente, disegnano una situazione che può essere riassunta con un solo numero: in Europa, circa 120 milioni di persone sono a rischio povertà o esclusione sociale. Milioni di persone vivono ai margini del mercato del lavoro e della società.

E in Italia? Secondo recenti dati Istat, la povertà assoluta in Italia nel 2015 coinvolgeva il 6,1% delle famiglie residenti (pari a 4,6 milioni di individui). Rispetto al 2014 sono peggiorate soprattutto le condizioni dei nuclei con quattro componenti (dal 6,7% al 9,5%). Erano invece 2,7 milioni le famiglie in povertà relativa per 8,3 milioni di persone complessive.

Parola d’ordine: correre ai ripari. Il più velocemente possibile. In quest’ottica, il Consiglio dei ministri ha varato l’altro ieri il cosiddetto reddito di inclusione (Rei), strumento unico nazionale di contrasto alla povertà.

GUERRA ALLA POVERTA’, DAL 2018 ARRIVA IL REI – Dal prossimo 1 gennaio, verrà riconosciuto ai nuclei familiari che rispondano a determinati requisiti relativi alla situazione economica. In particolare, il nucleo familiare del richiedente dovrà avere un valore dell’ISEE, in corso di validità, non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro. In prima applicazione sono prioritariamente ammessi al REI i nuclei con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati ultra cinquantacinquenni.

IN COSA CONSISTE – Sarà un assegno mensile minimo di 190 euro e fino a un massimo di 485 euro per 18 mesi, in funzione del numero dei componenti il nucleo familiare. A causa delle risorse relativamente basse stanziate in questa prima fase (1,85 miliardi di euro), potranno accedervi inizialmente 500.000 famiglie per una platea potenziale di 1,8 milioni di individui.

INFURIANO LE POLEMICHE (a 5 stelle) – Se per il governo con il reddito d’inclusione “per la prima volta il nostro Paese ha uno strumento permanente di contrasto alla povertà fondato sul sostegno al reddito e sull’inclusione sociale”, come ha commentato il ministro del lavoro Giuliano Poletti, sul decreto legislativo infuria la polemica delle opposizioni con la deputata del M5S Laura Castelli che stronca la misura: “Incredibile, sono oltre 4 anni che parliamo di #RedditodiCittadinanza. Parliamo di come si affronta la povertà. Se in un certo momento della vita, ti trovi a vivere senza niente, sotto la soglia di povertà, lo Stato ti deve dare una mano”.

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