Conti pubblici: Renzi chiama, Bruxelles non risponde. Anzi lo gela sul deficit

Non piace la sua proposta di tenere il deficit al 2,9% per cinque anni: "Non è più un interlocutore"

(Teleborsa)Renzi chiama, Bruxelles non risponde. Anzi,  risponde stizzita e rimanda dritto al mittente la sua proposta di tenere il deficit al 2,9% per cinque anni per liberare risorse per spingere la crescita economica. Il no più secco che somiglia tanto a una chiusura netta è quello che arriva dal presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem che lo boccia senza troppi giri di parole.

FUORI DALLE REGOLE – “Non ho letto l’intervista, ma sarebbe fuori dalle regole. Non è una decisione che un Paese può prendere da solo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche  il commissario agli affari economici Pierre Moscovici che ci va leggermente più cauto ma la sostanza non cambia: “È interesse dell’Italia continuare a ridurre il deficit per ridurre il debito pubblico che pesa sulle generazioni future e impedisce di investire: ogni euro per far fronte al debito è un euro in meno alla scuola, agli ospedali, all’economia. Che ha poi aggiunto: “Ci serve un’Italia al centro della zona euro, che rispetta le regole che sono intelligenti e che sono applicate in maniera intelligente e flessibile nel suo caso”,  ricordando che “l’Italia è veramente il Paese che non può lamentarsi delle osservazioni della Commissione, essendo il solo Paese che ha beneficiato di tutta la flessibilità del Patto: investimenti, riforme, terremoti”.

QUESTIONE DI PREGIUDIZIO? L’ex premier italiano incassa il no ma passa subito al contrattacco sostenendo che Dijsselbloem ha un “pregiudizio” nei confronti dell’Italia e comunque la proposta sul deficit al 2,9% “non l’ha letta”. “Il problema centrale, ha poi continuato, è che c’è un pregiudizio di alcuni dirigenti europei, come il presidente dell’Eurogruppo, che non si rende conto che di fiscal compact e austerity l’Europa muore”.

Renzi “sfida” Dijsselbloem – Il segretario Pd va dritto per la sua strada e lancia il guanto di sfida. Ha, infatti, voluto chiarire che la proposta di ritorno a Maastricht “sarà sviluppata nella prossima legislatura e sarà pienamente compatibile con le regole dell’Ue, vedremo se a quel punto ci sarà ancora Dijsselbloem alla guida dell’Eurogruppo”.

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