Contanti e tracciabilità, la Germania si ribella: “E’ schiavitù digitale”

L'annunciata abolizione della banconota da 500 euro riapre il dibattito sulla tracciabilità

La prossima abolizione della banconota da 500 euro annunciata dalla Bce ha risollevato la questione della tracciabilità in tutta Europa. Particolarmente in Germania, Paese particolarmente ‘sensibile’ da questo punto di vista nonchè particolarmente critico nei confronti dell’attuale governance della Banca Centrale Europea. Un gruppo legato agli euro-scettici della AfD, Stoppbargeldverbot (Stop al divieto del contante), ha indetto una manifestazione di di protesta per le strade di Francoforte per il 14 maggio.

CONTRO LA LOTTA AL CONTANTE – Il gruppo lamenta l’ipotesi di una lotta serrata all’uso del contante, di cui la decisione di pochi giorni fa sarebbe solo uno dei primi passi compiuti. Draghi è visto come prono agli interessi della grande lobby finanziaria, specie di quella che vorrebbe vietare l’uso del contante per i pagamenti, col rischio concreto di una società in stile 1984, ovvero quella profetizzata quasi 70 anni fa da George Orwell, in cui la libertà degli individui viene di fatto abolita e sostituita con un sistema di controlli, per cui non esisterebbe più alcuna distinzione tra vita privata e vita pubblica.

SCHIAVITU’ DIGITALE – Il vero potere passerebbe nelle mani di stato, banche e società digitali. Già, queste ultime avrebbero il controllo di una mole immensa di informazioni, grazie alle quali potrebbe conoscere ogni dettaglio della vita di una persona. Per questo, spiegano i protestatari tedeschi, ci avvieremmo a una società della “schiavitù digitale”, dove chi non passa per i pagamenti attraverso le transazioni elettroniche sarebbe sminuito dei suoi diritti.

IL PROBLEMA EVASIONE FISCALE – Quanto all’altro argomento forte per avallare una progressiva restrizione nell’uso del cash, l’evasione fiscale, il gruppo si chiede che senso abbia una simile misura, assodato che la criminalità riesca a fiorire anche con le transazioni elettroniche, tanto che si parla da anni di “Cyber-criminalità”. Le grandi aziende, continuano, continueranno ugualmente a pagare le tasse nei paesi dove converrà loro, mentre i cittadini comuni, che non hanno tale possibilità, dovranno farlo come oggi dove vivono.

Su “Investire Oggi” Giuseppe Timpone aggiunge una riflessione: “Cosa accadrebbe in una società senza il contante? Risposta: necessariamente, tutti dovremmo detenere il 100% dei nostri redditi in un conto bancario. Esatto, ma ciò implica l’impossibilità di chiudere quel conto o di tirare fuori dal sistema bancario le somme al verificarsi del crac di uno o più istituti. In altre parole, non potremmo reagire a un possibile “bail-in” con il ritiro di denaro dalla banca e l’aumento di scorte di liquidità cash. Al limite, potremmo semplicemente spostare i nostri risparmi da un istituto a un altro, ma ciò significa che il sistema resterà integro, che non sarebbero più possibili “corse agli sportelli”, oggi tanto temuti dai governi e dagli stessi vertici degli istituti, vero antidoto al ricorso spregiudicato dei fallimenti a carico degli azionisti, obbligazionisti e dei clienti. Infine, lo stesso stato potrebbe ipotizzare di approfittare dell’impossibilità sostanziale di una fuga dei capitali, tassando tutto il risparmio in banca con un prelievo forzoso, magari di dimensioni largamente superiori allo 0,6% di 24 anni fa del governo Amato. Siamo ancora così convinti che vogliano eliminare il contante per stanare gli evasori fiscali e i criminali?”

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