“Con Trump l’Italia crescerà più della Germania”. Ecco perché

È la tesi dell'economista tedesco Daniel Gros

Se una economista italiana, Anna Mazzuccato, ci evidenzia come l’Italia sia il Paese con le peggiori performances economiche dall’inizio del millennio a oggi (peggio di noi solo Haiti e Zimbabwe), c’è la tesi di un economista tedesco ed esperto di affari italiani, Daniel Gros, a darci speranza. Una speranza legata all’elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti d’America. Vediamo perché.

Il primo effetto dell’elezione di Trump è stato il sensibile aumento dei tassi di mercato, negli Usa come nelle altre economie del pianeta. Il Giappone, per esempio, è stato costretto ad abbandonare la politica dei tassi zero. I bund tedeschi rendono ormai lo 0,6%. Il risultato è che l’ostilità dei ‘falchi’ di Berlino nei confronti delle politiche della BCE Mario Draghi non ha più ragione di esistere. In questo scenario l’Italia potrebbe teoricamente essere travolta dal rialzo del costo del denaro, come avvenne nei primi anni dell’era Reagan, allorché il presidente diede mandato alla Fed di stroncare l’inflazione con l’aumento dei tassi. Allora il rialzo dei tassi Usa diede il via all’aumento del debito italiano, ma stavolta la situazione potrebbe essere diversa: la rete degli acquisti predisposta da Mario Draghi proteggerà almeno per tutto il 2017 il collocamento di Bot e Btp a tassi bassi.

Con Bot e Btp al sicuro, il made in Italy potrebbe essere in grado di cogliere tutti i buoni frutti della svolta di Trump. A partire dalla rivalutazione del dollaro sull’euro, già salito in settimana ai massimi da 13 anni a questa parte, ma in rampa di lancio per nuovi rialzi, dopo che la Fed ha annunciato tre aumenti dei tassi l’anno prossimo. Il dollaro forte, secondo le previsioni, si tradurrà in buoni affari per l’Eurozona. La politica del presidente prevede consistenti sgravi fiscali per le imprese (dal 35 al 15% la tassa sulle società) e per i privati (aliquota massima del 33%).

Altro punto sono i forti investimenti previsti nelle infrastrutture e nella difesa, con cui Trump mira a favorire la corsa della locomotiva Usa. Come nota Gros, “l’economia americana è già vicina alla piena capacità, con un tasso di disoccupazione inferiore al 5%. È inevitabile, perciò, far ricorso alle importazioni”. E l’Italia avrebbe i numeri per trarre vantaggio da questa situazione. “L’ effetto della svalutazione dell’euro – ha scritto l’economista – è tre volte più forte in Italia che in Germania. Questo perché la domanda internazionale per le esportazioni dalla Germania, concentrata com’è sui beni strumentali è relativamente impermeabile all’andamento dei prezzi” a differenza dell’ export italiano più ‘leggero’ (tessile-abbigliamento, alimentari, arredamento).

Infine non si dimentichi la politica di apertura a Putin da parte di Trump, che potrebbe mandare in soffitta le sanzioni per chi commercia con la Russia. Nell’ultimo trimestre i nostri scambi con la Russia sono crollati del 12,3%, possiamo solo risalire.

All’inizio degli anni ’80, nota ancora Gros, la politica di Ronald Reagan ebbe grossi effetti da questa parte dell’Oceano: fu l’ultima volta che l’Italia registrò la più alta crescita del pil in Europa. Chissà che il miracolo non si possa ripetere.

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