Cinque per mille, cosa cambia dopo la riforma del Governo

E’ giunto al termine l’iter per la riforma strutturale del “cinque per mille”, la quota dell’imposta IRPEF che i contribuenti versano volontariamente a enti che svolgono attività socialmente rilevanti.

Introdotto in via sperimentale nella legge finanziaria del 2005, più volte modificato e infine reso permanente dalla legge di stabilità 2015, il cinque per mille è stato regolamentato in tutti i suoi aspetti da un decreto attuativo approvato dal Consiglio dei Ministri del 28 giugno 2017.

Cosa cambia?

Rispetto alla disciplina precedente, le nuove norme allargano la platea dei destinatari del beneficio, estendendola a tutti gli enti del Terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale.

Rimangono invece inalterati i restanti settori di destinazione del beneficio:

  • Il finanziamento della ricerca scientifica e dell’università;
  • Il finanziamento della ricerca sanitaria; il sostegno delle attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente;
  • Il sostegno delle associazioni sportive dilettantistiche, riconosciute ai fini sportivi dal Comitato olimpico nazionale italiano, che svolgono una rilevante attività di interesse sociale;
  • La tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.

Il decreto, inoltre, prevede una serie di obblighi di trasparenza e informazione, sia per i soggetti beneficiari che per l’amministrazione erogatrice.

In particolare, i soggetti beneficiari sono tenuti ad adempiere a un duplice obbligo: il primo consiste nella redazione e la trasmissione, entro un anno dalla ricezione delle somme, di un apposito rendiconto, unitamente ad una relazione illustrativa, che descriva la destinazione e l’utilizzo del contributo percepito, secondo canoni di trasparenza, chiarezza e specificità.

Il secondo obbligo ha ad oggetto la pubblicazione, sul proprio sito web, degli importi percepiti e del relativo rendiconto.

In caso di inadempimento ai predetti obblighi, si prevede un sistema sanzionatorio che comporta una preventiva diffida ad adempiere entro il termine di 30 giorni e, solo in caso di persistenza dell’inadempimento, l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria, corrispondente al 25% del contributo percepito.

Le amministrazioni erogatrici, dal canto loro, hanno l’obbligo di pubblicare sul proprio sito web l’elenco dei soggetti destinatari del contributo, con l’indicazione del relativo importo e del link al rendiconto pubblicato sul sito web del beneficiario.

 

Cinque per mille, cosa cambia dopo la riforma del Governo
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