Caro-mutui, le banche gonfiano i tassi. Sospetti di cartello europeo per tenere alto l’Euribor

Le banche europee si sono accordate per tenere artificialmente alto il tasso di riferimento per i mutui. Guadagnandoci due volte. Un'ipotesi su cui indaga la Ue

Notti agitate per chi ha un mutuo a tasso variabile. L’Euribor, il tasso interbancario di riferimento per questo e altri tipi di finanziamento, è in crescita pressoché continua da due anni. Colpa della scarsa liquidità e del maggior rischio che le banche corrono nel prestarsi denaro a vicenda, due fattori che fanno lievitare i tassi d’interesse. Fin qui è pura legge di mercato.

Ma è solo questo? No, secondo l’Autorità antitrust della Ue: c’è il sospetto di un cartello (cioè di un accordo) tra le grandi banche europee che fissano l’Euribor per tenere forzatamente alto questo tasso. In modo da poter “legittimamente” chiedere ai propri clienti un interesse maggiore sui mutui.

Banche, tutte d’accordo
per fare la cresta sui mutui

Per ora è solo un’ipotesi. Ma la Commissione europea ha già inviato i suoi ispettori in alcune delle 44 banche di 15 Stati membri, oltre a Ubs (sede del Lussemburgo), Citibank, Jp Morgan Chase e Bank of Tokyo, che compongono il panel di riferimento per la fissazione dell’Euribor (di cui fanno parte anche le italiane Intesa SanPaolo, Unicredit e Montepaschi). L’Antitrust vuole verificare se ci sono stati accordi per influenzare la determinazione dell’Euribor a un certo livello attraverso transazioni con vari strumenti finanziari, compresi i derivati. Un’inchiesta analoga a quella condotta dai colleghi americani sul tasso interbancario Libor, l’equivalente di riferimento fuori dal mercato europeo, anch’esso soggetta a possibili manipolazioni da parte delle banche.

Tutto questo – manco a dirlo – ricade sulle tasche delle famiglie e delle imprese che cercano un finanziamento. I mutui a tasso variabile possono essere indicizzati al tasso Bce, cioè il costo del denaro fissato dalla banca centrale (ma sono pochi), o per l’appunto al tasso Euribor (e sono la stragrande maggioranza). Su entrambi le banche applicano uno spread, cioè una differenza, che costituisce il loro guadagno. Come abbiamo visto, anche gli spread sono in aumento, addirittura raddoppiati negli ultimi sei mesi, a causa dell’aumentato rischio d’insolvenza. Ma ora scopriamo – se le ipotesi saranno confermate dall’inchiesta – che le banche stanno “facendo la cresta” anche sul tasso-base, quello che per loro dovrebbe essere un semplice costo. E in questo modo ci guadagnano due volte. (A.D.M.)

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