Camera dei deputati: dallo stipendio alla malattia, tutti i privilegi della casta

Per i dipendenti della Camera il licenziamento è una parola bandita e l'assenza per malattia può durare fino a tre anni

Tra le categorie di lavoratori del settore pubblico che godono di “ingiustificati e notevoli trattamenti di favore” ci sono i dipendenti della Camera dei Deputati, oltre 1.000 lavoratori che godono di diritti e privilegi sconosciuti al dipendente del settore privato.

Tra questi, come riporta Repubblica: retribuzione fino a 240 mila euro l’anno, periodo di conservazione del posto di lavoro fino a 3 anni in caso di malattia contro i 6 mesi dei dipendenti del settore privato, assenza dal posto di lavoro ingiustificata per 30 giorni contro i 3/5 giorni dei lavoratori privati, in pensione a 65 anni contro i 67 per gli uomini e i 66 per le donne come previsto dalla Riforma Fornero per il settore privato. Di licenziamento poi nemmeno a parlarne, se non in rarissime situazioni.

LA RETRIBUZIONE – La retribuzione di un dipendente della Camera può raggiungere un importo fino a 240mila euro, mentre un dipendente privato più qualificato può anche limitarsi a soli 30 mila euro circa. I minimi retributivi previsti nella disciplina che regola il lavoro dei dipendenti della Camera sono significativamente superiori (30mila euro per la “qualifica” di “operatore tecnico”, ben 65mila per la “qualifica” di “consigliere parlamentare”) ai minimi retributivi previsti nei CCNL del privato (16/17 mila euro).

SCATTI DI ANZIANITA’- Evidenti disparità anche sugli incrementi retributivi legati agli scatti di anzianità. Un esempio: un “assistente parlamentare” percepisce una retribuzione all’ingresso di circa 35.000 euro che, dopo poco più di vent’anni di lavoro, diventa di quasi 100mila euro, dunque euro più euro meno, viene triplica. Nel settore privato gli incrementi sono molto diversi. Il settore del Commercio prevede 10 scatti triennali di circa 20euro ciascuno e nel settore industriale ci sono 5 scatti biennali di misura compresa tra i 20 e i 40 euro.

LA MALATTIA – Il periodo complessivo di tolleranza (ossia di conservazione del posto di lavoro) nei confronti dei dipendenti delle Camera assenti per malattia può raggiungere i 36 mesi, mentre il lavoratore del settore privato ha diritto a un periodo generalmente non superiore ai 6 mesi. Inoltre, nel caso di sopravvenuta inidoneità fisica alla mansione assegnata, la disciplina di risoluzione del rapporto di lavoro per il dipendente della Camera non prevede mai il licenziamento, perché anche se i suoi servigi non servono più viene ricollocato. Come è accaduto ai barbieri della Camera, spariti come mansione, ma ricollocati e in pratica promossi, ad assistenti parlamentari. La parola licenziamento è bandita dall’Aula.

NESSUN LICENZIAMENTO – A differenza del settore privato qualora per i dipendenti della Camera venissero meno le mansioni cui sono stati assegnati, non possono essere licenziati, se non in alcune specifiche situazioni. E’ in questo contesto che si iscrivono i casi dei barbieri della Camera rimossi dalla loro mansione e che sono stati “promossi” ad assistenti parlamentari perché non licenziabili.

ASSENZA INGIUSTIFICATA – Nel settore privato può scattare il licenziamento disciplinare nel caso in cui le assenze ingiustificate dal lavoro siano almeno dai 3 ai 5 giorni nell’anno solare. Per i dipendenti della Camera, invece, le assenze arbitrarie possono arrivare fino ad un mese.

ETA’ PENSIONABILE – Tutti i dipendenti della Camera possono andare in pensione al compimento del 65mo anno di età. La Riforma Fornero invece ha portato a circa 67 anni (per gli uomini) e 66 anni (per le donne) l’età pensionabile nel settore privato.

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